La sfida di “Pantero Pantera” a Cartier: braccio di ferro per la registrazione del marchio

Via Pantero Pantera

Cosa potrà mai legare una griffe internazionale di assoluto prestigio e innegabile fascino a un personaggio storico della città di Como?
La risposta è del tutto imprevista: un braccio di ferro (ancora in corso) tra gli uffici legali dell’una e dell’altra parte. Facciamo subito nomi e cognomi. In un angolo della contesa c’è nientemeno che Cartier International AG, o più semplicemente Cartier. Marchio che non ha alcun bisogno di presentazioni.
Dall’altra, il nostro concittadino Pantero Pantera, personaggio del XVI secolo che fu sia letterato sia comandante della flotta pontificia.
A Pantero Pantera, a Como ma anche a Roma, sono dedicate rispettivamente una via e una piazza. All’origine di questa contesa c’è però l’iniziativa di un imprenditore – Pier Carlo Ricci – che decide anni fa di avviare un progetto che unisca il nome dell’illustre concittadino comasco al tessile, attività sempre viva e tipica delle nostre terre. Nasce così il marchio di capi di abbigliamento “Pantero Pantera” che come logo, ha (ovviamente, verrebbe da dire) una bella pantera. Ma al momento della registrazione ecco nascere i problemi. Cartier si è infatti opposta chiedendo l’intervento dell’Ufficio italiano marchi e brevetti presso il Ministero dello Sviluppo economico.
La celebre maison parigina ritiene infatti che il logo comasco (sia figurativo che scritto) richiami un «simbolo (la pantera appunto, ndr) che è la storia e l’immagine» di Cartier, per la precisione il marchio “Panthere” noto per gioielli, preziosi ma anche cosmetici e altro. «I due segni in esame, “Panthere” e “Pantero Pantera” sono estremamente simili, da un punto di vista fonetico ma anche grafico, condividendo sei lettere», è la posizione dei legali di Cartier.
La replica è di tutt’altro parere: «Il marchio non si pone in alcun modo in concorrenza – sostiene nelle sue memorie l’avvocato Pier Paolo Livio – Pantero Pantera è un personaggio storico famoso e legato alla sua città d’origine. Per forte che sia il “felino” collegato a Cartier, non ci può essere confusione. Il marchio “Panthere” è legato in maniera forte alla gioielleria e alla profumeria, mentre la produzione di Pier Carlo Ricci è legata al territorio comasco e riguarda unicamente articoli di tessuto come giacche, camicie e pantaloni». «I marchi non sono nemmeno simili – è la chiosa – e non possiamo nemmeno ipotizzare una confusione fonetica».
Non rimane che attendere, dopo mesi di braccio di ferro, la decisione dell’Ufficio italiano marchi e brevetti.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.