L’Università dell’Insubria fa il pieno di occupati

Chiostro di Sant'Abbondio università dell'Insubria di Como

Università dell’Insubria, oltre il 60% dei laureati termina gli studi in corso. Un dato superiore rispetto a quello nazionale del 53,6%. Inoltre, a distanza di un anno dall’uscita dall’ateneo, su 1.144 laureati triennali sono ben l’82, 2% quelli ad avere un’occupazione. Dato superiore al 72,1% della media nazionale. Sono questi i primi dati significativi emersi dal XXI Rapporto sul Profilo dei laureati presentato ieri dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea. Le indagini hanno coinvolto 75 università aderenti al Consorzio. Il Rapporto di AlmaLaurea sul profilo dei laureati ha analizzato le performance formative di oltre 280mila laureati nel 2018: in particolare, 160mila laureati di primo livello, 82mila dei percorsi magistrali biennali e 37mila a ciclo unico. Tornando all’ateneo del territorio, va detto come i laureati nel 2018 dell’Università dell’Insubria siano 1.764. Si tratta di 1.308 di primo livello, 210 magistrali biennali e 241 a ciclo unico. A un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione (si considerano occupati, seguendo la definizione adottata dall’Istat, tutti coloro che sono impegnati in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione) è, come anticipato, dell’82,2%, mentre quello di disoccupazione (calcolato sulle forze di lavoro, cioè su coloro che sono già inseriti o intenzionati a inserirsi nel mercato del lavoro) è pari al 9,6%. Tra gli occupati, il 20,4% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 18,2% ha invece cambiato lavoro; il 61,4% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Il 29% degli occupati può contare su un’occupazione alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 38,1% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). Il 13,4% svolge un’attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore). Il lavoro part-time coinvolge invece il 19,9% degli occupati. Per i laureati di secondo livello il tasso di occupazione è del 76,5%, contro il 69,4 nazionale. Altro elemento significativo è quello legato alla retribuzione che è in media, dopo un anno, è di 1.443 euro mensili netti. Ma quanti fanno quello per cui hanno studiato? Per rispondere si è analizzata l’efficacia del titolo, che combina la richiesta della laurea per l’esercizio del lavoro svolto e l’utilizzo, nel lavoro, delle competenze apprese all’università. Il 61,5% degli occupati considera il titolo molto efficace o efficace per il lavoro svolto. Più nel dettaglio, il 56,8% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università. L’età media alla laurea è 25,4 anni per il complesso dei laureati, nello specifico di 24,7 anni per i laureati di primo livello e di 27 anni per i magistrali biennali. Un dato su cui incide il ritardo nell’iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore. Il 60% dei laureati termina l’università in corso: in particolare è il 60,6% tra i triennali e il 74,8% tra i magistrali biennali. Il voto medio di laurea è 101,0 su 110. Mentre è di 99 per i laureati di primo livello e 107,6 per i magistrali biennali. La quota di laureati di cittadinanza estera è complessivamente pari al 3,6%: il 2,7% tra i triennali e l’8,6% tra i magistrali biennali. Il 4,8% dei laureati proviene da fuori regione: In particolare è il 4,8% tra i triennali e il 4,8% tra i magistrali biennali.
È in possesso di un diploma di tipo liceale il 59,2% dei laureati. Possiede un diploma tecnico il 35,1% dei laureati. Residuale la quota dei laureati con diploma professionale.

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