Politica

La sinistra in crisi. Renziani comaschi pronti alla scissione

«Che cosa succede nel Pd a livello nazionale sta nella mente di Zeus». Filippo Di Gregorio si affida al padre degli dei dell’antica Grecia per descrivere il caos che domina in questo momento la scena in casa Dem. Candidato dei renziani alla segreteria provinciale, Di Gregorio ha perso la battaglia contro Federico Broggi. Le voci di un’imminente uscita dell’ex presidente del consiglio dal partito e della conseguente nascita di un nuovo soggetto politico non lo sorprendono. «Il Pd è in una fase difficile, il progetto è stato messo in crisi da una serie di circostanze interne ed esterne. E la crisi è stata acuita poi dall’affermarsi nel Paese di posizioni demagogiche. Oggi è in difficoltà la cultura riformista. Ovunque, non soltanto in Italia. Il Pd rischia di morire perché si ripete da noi quanto già successo in Francia con François Hollande».
Viene da chiedersi se da questa parte delle Alpi è possibile veder spuntare all’orizzonte un altro Macron e se questa figura possa essere incarnata da Matteo Renzi. Di Gregorio non ha una risposta. «Una cosa è certa – dice – la cultura della divisione a sinistra eguaglia i record della fisica quantistica». E aggiunge, facendo riferimento al prossimo futuro: «I partiti sono strumenti, se funzionano sopravvivono, altrimenti muoiono. Non ho capito se il Pd funziona. Io parteciperò al congresso, spero di non dover assistere a una nuova chiusura di casta, alla riedizione in chiave moderna della “serrata del Maggior consiglio”».
Tra i renziani, anche a Como, c’è attesa. Nessuno si sbilancia. Sebbene sia chiaro che la chiamata eventuale dell’ex premier troverebbe terreno fertile.
Alberto Gaffuri, sindaco di Albese con Cassano, è il leader riconosciuto del gruppo comasco legato a Renzi. «Da 4 mesi Matteo ripete che non avrebbe partecipato al congresso. Il tema non è il Pd ma il Paese».
Secondo Gaffuri, l’ipotesi di un correntone interno al partito non avrebbe senso. E non servirebbe a evitare «una finta unità, dietro la quale continuerebbe a covare un eccessivo frazionamento». Anche a Como, dice poi Gaffuri, c’è una fetta importante del partito «in attesa». Di un segnale, di una decisione.
Carlo Ballabio, vice di Gaffuri in Comune e componente della nuova assemblea provinciale del Pd, è chiaro: «È tempo di un chiarimento, anche perché le elezioni europee sono vicine. Inutile traccheggiare. Un progetto chiaro, un percorso di autonomia avrebbe la mia attenzione». Ballabio conferma che pure a Como è nato uno dei comitati civici promossi da Renzi a livello nazionale. Del gruppo farebbero parte già adesso almeno un centinaio di persone. «È agli esordi, per il momento è una sorta di chiamata all’attenzione su temi e proposte. A breve ci sarà una riunione per guardarsi finalmente in faccia».
Chi parla di scissione in chiave negativa è ovviamente Federico Broggi, da pochi giorni segretario del Pd lariano. «Nessuno capirebbe un’ulteriore frattura – dice – C’è un sentimento di rabbia nel Paese che il governo incanala perché altri non sono capaci di farlo». Altri che bisognerebbe tradurre in «noi».
Conclude Broggi: «Si continua ad anteporre la propria ambizione a tutto il resto, alle idee in particolare. Spero che a Como non si debbano vivere divisioni profonde. In caso di scissione qualcuno se ne andrà, è ovvio. Mi auguro sinceramente che tutto questo non accada».

7 Dicembre 2018

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Massimo Moscardi

mmoscardi mmoscardi@corrierecomo.it


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