La storia in scena con lo scrittore Franzosini

altAll’ombra di Alessandro Manzoni. Il narratore di origini lecchesi rende omaggio in un “romanzo-verità” allo studioso Giuseppe Ripamonti, “ghostwriter” del cardinale Federigo Borromeo che poi lo perseguitò
Racconta Edgardo Franzosini (nella foto), scrittore di storia e fantasia originario di Rovagnate, nel Lecchese, che il suo libro Sotto il nome del cardinale, dedicato a Giuseppe Ripamonti, una delle fonti primarie cui attinse Alessandro Manzoni per i suoi Promessi Sposi, è opera sui generis rispetto ai libri precedenti e a quelli venuti successivamente.
Autore devoto a maestri come Jorge Luis Borges, Georges Perec, Alberto Savinio e Marcel Schwob, e in genere a scrittori «a cui piace

prendere la realtà e deformarla», Franzosini ha esordito nel 1989 con il romanzo Il mangiatore di carta. Alcuni anni della vita di Johann Ernst Biren, pubblicato da SugarCo, ispirato dal personaggio storico ma paradossale di uno scrivano di corte nella Curlandia dell’epoca di Carlo XII, che a un certo punto della sua vita divenne divoratore della carta su cui scriveva, compreso un trattato di pace fresco di stesura.
«Sono sempre partito da un personaggio storico per poi mischiare sempre le carte, far sembrare inventate le situazioni vere e viceversa – racconta Franzosini – Nei miei libri abitualmente deformo, stilizzo la realtà, senza sentire il dovere della verità storica: ci sono personaggi reali che sembrano inventati e personaggi inventati che sembrano reali».
Nel caso di Sotto il nome del cardinale, edito nella “Piccola Biblioteca Adelphi” nel 2013, e recentemente presentato allo spazio “La Cornice” di Cantù, lo scrittore ha reso omaggio a Giuseppe Ripamonti, suo conterraneo (era nativo di Tignone, oggi Colle Brianza), imponendosi una fedeltà storica assoluta e precisi riscontri di date, luoghi, fatti.
«Avevo un modello altissimo, impossibile anche solo da sfiorare, quello manzoniano della Storia della colonna infame, ma anche quello più moderno del romanzo–inchiesta di Leonardo Sciascia, autore che non a caso fu fortemente ispirato da questa stessa opera», dice l’autore.
La prova condotta all’ombra del Manzoni ha costituito per Franzosini un cimento faticoso, stretto nelle briglie del rigore storico e documentario, ma anche una nuova delimitazione, una “gabbia” entro la quale misurare la propria narrazione.
Precisa lo scrittore: “Mi sono imposto queste regole perché ho pensato di raccontare la storia del Ripamonti e rivalutarne la figura. Le biografie precedenti apparivano quasi ironiche, beffarde, poiché attribuivano alla magnanimità di Federigo Borromeo la sua uscita dal carcere dopo quattro anni di detenzione con accuse infamanti. Nel mio libro narro invece come egli fu ingiustamente accusato per opera del cardinale stesso, che non voleva che lasciasse Milano privandolo dei suoi servigi: con il suo splendido latino, apprezzato anche dal Manzoni, Ripamonti era infatti divenuto una sorta di ghostwriter che rivedeva ed elaborava gli scritti dell’arcivescovo».
Specificando che quella attinente alla realtà storica è una scrittura che non permette troppe elaborazioni linguistiche, Franzosini si dichiara fedele al gusto di mescolare le carte e spaziare con la fantasia fra verità e invenzione: «Non so se scriverò ancora un libro di questo genere – commenta – Con quello successivo, Sul Monte Verità, sono tornato alla mia vecchia maniera. Ma confesso che la recente mostra a Brera sulla giustizia a Milano da Beccaria a Manzoni mi ha fatto incontrare un altro personaggio, anch’egli brianzolo, la cui figura mi ha affascinato, accendendo in me il desiderio di raccontarlo secondo lo stile del romanzo-inchiesta. Forse questo tipo di scrittura è una sfida non ancora conclusa».
Oltre al “mangiatore di carta”, tra i personaggi paradossali e a volte grotteschi al centro delle opere di Franzosini figurano l’attore cinematografico Bela Lugosi, celebre interprete di Dracula, morto nella convinzione di essere l’ultima reincarnazione del sinistro conte suo conterraneo, e Raymond Isidore, spazzino di Chartres, che con i cocci e frammenti raccolti lavorando rivestì ogni angolo della sua casa e la trasformò in un enorme mosaico, con figurazioni sacre e profane.
Un personaggio invece immaginario, ma nato dalla scheggia di una figura storica, quella del cosiddetto ”eremita del culto della noce di cocco”, è al centro del recente libro di Franzosini, Sul Monte Verità (Il Saggiatore, 2014), che rievoca una comunità nata sopra Ascona, in Canton Ticino, agli inizi del Novecento: una New Age ante litteram dal sapore genuino, popolata da naturisti, danzatori e artisti di vario genere.
Nel disvelare e insieme reinventare personaggi e contesti paradossali, Edgardo Franzosini non si sente vincolato dal linguaggio: «Non mi pongo limiti, al contrario trovo divertente forzare questo aspetto verso esiti inattesi o moderne intrusioni, che contribuiscono a stravolgere e deformare i tempi e i fatti della realtà».

Giuliana Panzeri

Nella foto:
Il piacere della memoria
(l.m.) Ci sono libri, che come le porte in Alice di Carroll, permettono l’accesso a interi universi. Alla categoria appartiene Sotto il nome del Cardinale (Adelphi, Milano, 2013), saggio e anche avvincente racconto sul brianzolo Giuseppe Ripamonti (1573-1643), intellettuale e vittima nella Lombardia borromaica. Qui il piacere della memoria si tinge di noir (nella foto, la copertina). E in un’altra storia degna di quel secolo d’ombre e dissimulazioni che fu il XVII, sulla scena del «teatro del mondo» di lì a poco avrebbe avuto peggior destino il gesuita comasco Gabriele Malagrida – Stendhal lo citerà in Le Rouge et le Noir – condannato a morte e giustiziato dall’Inquisizione per sospetta eresia (vedi caso) e alto tradimento. Ne parla un altro bel volume Adelphi, Tra don Giovanni e Don Rodrigo di Giovanni Macchia, del 1989. Ulteriore magnetico labirinto è Convertire Casaubon di Luciano Canfora (sempre nella “Piccola Biblioteca”, 2002) dove la filologia (anche qui, nella galassia della Compagnia di Gesù del XVII secolo) è una vera spy story.

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