La Superlega divide gli addetti ai lavori. I tifosi atalantini: «Il Como giochi in A»

Pallone sgonfiato

C’è chi pensa che sia una mossa strategica, chi è favorevole e chi, invece, è decisamente contrario. Piaccia o no, l’ipotizzata Superlega di calcio europea fa discutere e crea interrogativi e discussioni. E strappa anche qualche sorriso: i nostri vicini di casa del Football Club Lugano, hanno infatti pubblicato sulla loro pagina Twitter una ironica autocandidatura alla partecipazione al torneo: «Cari membri fondatori della SuperLeague, stiamo valutando attentamente la vostra proposta di entrare a far parte di questa nuova competizione; nonostante alcuni dubbi circa il progetto, vi daremo una risposta definitiva nei prossimi giorni».
Le fondatrici di questa nuova competizione sono le italiane Juventus, Inter e Milan, le spagnole Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid e le inglesi Chelsea, Arsenal, Liverpool, Tottenham, Manchester United e Manchester City.
Tra i messaggi di questi ultimi giorni, è stato apprezzato sul Lario quello dell’Associazione tifosi atalantini, che ha invitato Juventus, Inter e Milan a giocare nella Superlega abbandonando il campionato italiano e le altre coppe europee. E il Como è stato citato. «Ma quanto sarebbe bello – hanno scritto i tifosi nerazzurri – se il vostro posto in serie A fosse destinato a club come Palermo, Catania, Catanzaro, Lecce, Bari, Avellino, Vicenza, Como, Cremonese, Pisa e via dicendo… piazze che hanno fatto la storia del calcio come passione popolare in Italia. Non è una provocazione: andate avanti, sarebbe stupendo».
Tra i personaggi che più duramente hanno manifestato il loro dissenso, c’è anche Roberto De Zerbi, tecnico del Sassuolo e giocatore del Como nel campionato 1999-2000 (ma con sole sei presenza, senza gol). Presentando la partita di questa sera con il Milan, De Zerbi è stato perentorio: «Non mi fa piacere giocare contro il Milan, una delle società fondatrici della Superlega. È tutto sbagliato; l’ho detto anche ai miei giocatori. Se sarò obbligato, ovviamente, andrò in panchina. Sono arrabbiato perché al calcio ho dato tutto. Ma non la pongo come una questione lavorativa, ma di valori, sentimenti, rivalità calcistiche».
La vicenda, come detto inizialmente, divide. Non a caso tre volti noti del calcio comasco, Claudio Gentile, Moreno Torricelli e Stefano Maccoppi, esprimono pareri differenti tra loro.
Claudio Gentile, campione del mondo con l’Italia nel 1982 – e protagonista ad altissimi livelli con la Juventus e la Fiorentina – spiega: «Io penso che questo sia soprattutto un grido d’allarme dei club in una fase difficile legata all’emergenza per il Covid. Le perdite sono state altissime e, minacciando la creazione di un nuovo torneo, le società coinvolte hanno voluto farsi sentire con le istituzioni calcistiche per far capire i problemi legati a questo momento storico».
L’idea della Superlega è invece accolta con entusiasmo da Moreno Torricelli, già vincitore di una Coppa dei Campioni e di una Coppa Intercontinentale con la Juventus.
Dal suo “buen retiro” di Lillianes, in Valle d’Aosta, il calciatore inverighese spiega: «La Superlega? È il futuro del calcio – afferma – È necessario essere al passo con i tempi e guardare a come si è evoluto il mondo».
«Quando noi eravamo giovani seguivamo il calcio internazionale su riviste specializzate o in qualche rara trasmissione televisiva. Oggi tutto è cambiato: ogni ragazzino in diretta può seguire le gesta del suo campione preferito e i grandi club hanno un seguito mondiale. Anche nel nostro Paese vi sono appassionati che seguono magari con maggiore attenzione squadre di altre Nazioni».
Per queste ragioni Torricelli vede la Superlega come una evoluzione naturale delle cose. «Con l’attenzione globale verso le partite europee, è chiaro che devono essere proposte partite affascinanti con grandi squadre. Lo dico con il massimo rispetto… ma Real Madrid-Barcellona ha un peso ben differente rispetto a una sfida contro una ignota formazione di un Paese senza grandi tradizioni».
«Allo stesso tempo – sostiene ancora l’ex giocatore 50enne – penso che esponenti della Superlega e delle istituzioni calcistiche debbano sedersi attorno a un tavolo e trovare un accordo per definire i calendari. Ma il futuro rimane quello e anzi, dirò di più, non sarebbe male trovare il modo di coinvolgere le grandi squadre del Sud America, come Boca Juniors, River Plate, Flamengo, Santos o Penarol».
Perplessità arriva invece da Stefano Maccoppi, già difensore del Como in serie A e poi allenatore, non solo Italia, ma anche in Svizzera, Romania e a Malta. Una curiosità che lo riguarda. Nel 2010 ha rischiato di sfidare l’Inter nella finalissima della Coppa del Mondo per club 2010. Pochi mesi prima, infatti, Maccoppi era stato in Africa a discutere l’ingaggio da allenatore del Mazembe, ma non aveva trovato l’accordo con il club destinato ad affrontare l’Inter nella finalissima di Abu Dhabi, poi vinta per 3-0 dai nerazzurri.
«La mia opinione? Tutti hanno sottolineato che le società coinvolte hanno enormi problemi economici – spiega Maccoppi – A mio parere il problema non va risolto creandosi una sorta di circolo privato per aver più soldi, ma puntando sul risanamento dei bilanci. Quando giocavo nel Como, avere i conti a posto era l’elemento più importante nella gestione societaria».
«Perché lo stesso criterio non dovrebbe valere anche per queste squadre? Hanno problemi di bilancio? Possono ridurre gli ingaggi e puntare sui giovani, non spendere in maniera incontrollata. Lo può fare anche il Real Madrid, perché no?» sostiene ancora l’ex difensore cresciuto nel vivaio del Como.
In conclusione Stefano Maccoppi fa un riferimento al calcio romantico, quello che in molti continuano ad apprezzare al di là delle logiche di business. «Se vogliono fare la Superlega a tutti i costi, ritengo comunque che debba essere contestualizzata con i campionati e il loro esito. Il merito sportivo deve rimanere. Se, poniamo caso, l’Atalanta vincesse lo scudetto, dovrebbe avere il pass per la Superlega. E lo stesso dovrebbe valere anche per tutti i tornei europei».
«Chi ama il calcio – termina l’ex giocatore – apprezza anche altre formazioni che hanno scritto pagine importanti nei loro Paesi e in Europa; cito ad esempio i Rangers di Glasgow, un club che mi è da sempre simpatico per la sua maglia simile a quella del Como. E poi il nostro sport negli anni ha regalato le favole delle outsider, il Leicester in Inghilterra, il Verona e la stessa Atalanta in Italia. Cito anche noi del Como, che nel 1986 siamo arrivati in semifinale di Coppa Italia. Il calcio deve continuare a regalare queste storie e il tifoso di ogni compagine, in qualunque Paese e categoria, ha il diritto di poter sognare di vedere il suo capitano sollevare la Champions o, eventualmente, il trofeo della Superlega».

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