La Svizzera riapre, ma a tappe: sì ai negozi, no ai ristoranti

Riapertura a tappe in Svizzera. Questa la decisione comunicata ieri dal Consiglio federale, che ha scelto di prolungare alcune misure rispetto alla scadenza naturale di fine mese. A preoccupare sono anche le varianti del virus presenti sul territorio elvetico, che secondo la task force scientifica raddoppiano ogni 10-14 giorni.

Dal 1° marzo, quindi, spazio unicamente alle attività a basso rischio di contagio. Potranno riaprire i negozi, i musei e le sale di lettura delle biblioteche, le aree esterne di giardini zoologici e botanici e gli impianti sportivi e per il tempo libero all’aperto. Consentite anche le manifestazioni private all’aria aperta, con un massimo di 15 persone. Gli under 18 potranno riprendere a praticare la maggior parte delle attività sportive e culturali. Il 24 febbraio il Consiglio federale prenderà una decisione definitiva sulle prime riaperture dopo aver consultato i Cantoni. Nessuna buona notizia invece per bar e ristoranti. Potrebbero restare chiusi fino al 1° aprile, quando è prevista una seconda fase di riapertura, con il pubblico in presenza agli eventi sportivi e culturali, pur in spazi fortemente circoscritti. Il ritorno della pratica sportiva al chiuso, la riapertura delle terrazze dei ristoranti.

«A condizione, tuttavia, che la situazione epidemiologica lo consenta», si legge nella nota del Consiglio federale, che terrà sotto la lente in particolare il tasso di positività, che deve restare al di sotto del 5 per cento.

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