La vasca olimpionica fa acqua da tutte le parti. La perizia evidenzia ovunque carenze importanti

Piscina Muggiò

Che la piscina di Muggiò non fosse in buone condizioni è superfluo dirlo. Ma a leggere le 52 pagine della perizia fatta realizzare dal Comune di Como a una ditta esterna, di cui si conoscevano solo alcuni dettagli, c’è da rimanere senza parole. Dal soffitto, agli impianti, di qualsiasi natura, ovviamente passando per la vasca da 50 metri, unica in tutta la provincia, nulla si salva dal passare del tempo e dagli interventi di manutenzione non sempre puntuali. Un vero pugno nello stomaco per quanti, e non solo gli atleti del società sportive, utilizzavano l’impianto per una semplice nuotata. E con il passare del tempo e i problemi nati uno dopo l’altro ci si è anche scordati di come le tribune esistenti – a cui si riferisce uno dei primi capitoli del documento – potessero contenere fino a 450 spettatori, poi ridotti a 100, prima della chiusura, salvo la presenza di un presidio dei vigili del fuoco.
Le prime cifre compaiono alla voce adeguamento dell’impianto e si tratta di 447mila euro. Somma necessaria, tra i vari interventi, per ripristinare le travi di bordo e dei rivestimenti ammalorati e in fase di distacco della piscina e degli spogliatoi. A ciò si dovranno aggiungere somme per risanare tutti quegli elementi strutturali rovinati dall’azione chimica del cloro. Lavori che consentirebbero di «prolungare la vita utile dell’impianto previa idonea attività manutentiva e verifica periodica», si legge nel documento. Altro tasto dolente l’impiantistica elettrica, vecchia e risalente agli anni ’70. In questo delicato settore si scopre che dall’entrata in vigore del Decreto ministeriale in tema, risalente al 2008 «per quanto è stato possibile riscontrare dalla documentazione trasmessa dal Rup, non risultano essere stati realizzati interventi volti al conseguimento della Dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico», scrivono i relatori che indicano risalire al 2003 gli ultimi interventi messi in essere dal Comune di Como. Successivamente, nel 2015 chi aveva in carico la struttura ha affidato a un professionista iscritto all’albo l’emissione di un’apposita «Dichiarazione di rispondenza. Attività che si è chiusa il 16 marzo del 2015 prevedendo degli interventi e configurando una parziale conformità dell’impianto elettrico», prosegue la perizia che identifica una serie di lavori da eseguire su canali portacavi, quadri elettrici, prese e interruttori, lampade di emergenza e altro. Lavori per un ammontare di 56mila euro. Altro capitolo nero, le operazioni necessarie per riavviare l’impianto: costo dai 100mila ai 250mila euro, per interventi termoidraulici come la revisione e il controllo – previa sanificazione – delle apparecchiature per produrre l’acqua calda, la sanificazione dei canali di distribuzione dell’aria nei diversi ambienti, passando attraverso la pulizia delle pompe. Da rifare poi la controsoffittatura, che dal novembre del 2018 è stata sostituita con una rete para calcinacci, le lampade di emergenza e gli attacchi della motopompa (stimati altri 36mila uro). Questa la situazione della piscina per la quale si dovrà prevedere un esborso di 800mila euro per adempiere a tutto, oppure circa 550mila per una riapertura parziale.

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