La via comasca alla modernità

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Tesori lariani – Domani in città sarà presentata la monografia di Alessandra Coppa sulle architetture di Giuseppe Terragni con le foto di Paolo Rosselli

L’archivio del genio dell’architettura razionalista Giuseppe Terragni è da tempo chiuso per mancanza di fondi e accessibile solo da parte degli studiosi. Altri importanti archivi come quello del cernobbiese Cesare Cattaneo hanno subito per fortuna sorti meno problematiche.
Intanto a Como sta per partire il progetto del “Maarc” (“Museo virtuale Astrattismo e Architettura Razionalista di Como”), dalla considerazione che è necessario tenere puntati i riflettori in modo continuativo sull’ultimo

momento d’oro visssuto da Como nel secolo scorso sul fronte culturale. E intanto cresce il desiderio di vedere realizzato un progetto ben più ampio e ormai condiviso da larga parte della cittadinanza: il Museo Razionalista che comprenda la Casa del Fascio, edificio simbolo di Giuseppe Terragni e del Razionalismo italiano, e il palazzo dell’ex Uli (Unione Lavoratori per l’Industria) progettato da Cesare Cattaneo e Pietro Lingeri, ora sede dell’Asl. Un museo dove gli archivi dei razionalisti potrebbero finalmente avere udienza e spazio.
Inoltre fa discutere nei salotti della politica e della cultura oltre che su Internet la proposta (artefice la lista “Per Como” a Palazzo Cernezzi) di inserire Como tra i patrimoni culturali mondiali tutelati dall’Unesco, proprio in virtù dei tesori razionalisti che la designano quale museo all’aperto unico al mondo dell’architettura costruita di un preciso periodo storico e del particolare stile che l’ha contraddistinto.
Risulta quindi particolarmente interessante tornare ad approfondire alcune delle figure chiave di quel periodo, in primis Giuseppe Terragni. Nel 2004 in occasione del centenario della nascita il fotografo milanese Paolo Rosselli, uno dei professionisti più quotati nel campo dell’immagine architettonica, ha compiuto su incarico del Comitato Nazionale “GT04” un’ampia ricognizione sull’opera costruita di Terragni. A distanza di un decennio, tali immagini, che interrogano i monumenti e ne estraggono l’anima più profonda nel dialogo tra la costruzione e il contesto urbano in cui è inserita, ormai sono divenute classiche tanto da aver ispirato molti altri fotografi. Un’ampia selezione si può ammirare nel sontuoso e prezioso volume di grande formato tutto a colori appena edito da “24-Ore cultura” della studiosa comasca Alessandra Coppa (insegna Storia dell’Architettura Contemporanea al Politecnico di Milano) e di Attilio Terragni, pronipote del genio lariano, dal titolo Giuseppe Terragni (pp. 120, 35 euro). Verrà presentato domani alle ore 18 alla libreria Ubik di piazza San Fedele 32 a Como (Ingresso libero, info 031.27.35.54).
Il percorso di conoscenza diviso per schede ragionate illustra tutta l’opera di Terragni, dal “Novocomum” che fu il suo primo discusso edificio in viale Sinigaglia fino all’ultimo, casa Giuliani Frigerio in viale Rosselli (il cerchio si chiuse così a pochi passi dall’esordio), toccando anche lavori meno noti come il progetto incompiuto per una cattedrale del 1943, con un’ardita soluzione “a vela”. Di ogni opera la scheda fornisce anche disegni e prospetti, per cogliere il percorso tra pensiero e azione in Terragni. Genio che seppe delineare per l’autrice del volume «una via complessa e italiana alla Modernità in risposta al puro funzionalismo (dove la forma e l’estetica dell’edificio sono subordinate ai caratteri tecnici e pratici), un’alchimia in grado di fondere il linguaggio depurato di stampo razionalista e la tradizione urbana e rinascimentale».

Nella foto:
Particolare dell’Autoritratto in divisa militare di Giuseppe Terragni, dipinto del 1929

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