La zona rossa dà i suoi frutti: calano tutti gli indicatori

Emergenza Coronavirus Covid

Il picco dei contagi è stato raggiunto, i numeri restano drammaticamente alti, ma sono in calo. Difficile pensare che si tratti degli effetti della campagna vaccinale sul territorio, di fatto non ancora partita, se non per pochissime categorie, nonostante la prima iniezione sia stata fatta anche al Sant’Anna di San Fermo della Battaglia il 27 dicembre 2020, o, se preferite, 84 giorni fa.
Ha pochi dubbi Davide Tosi, docente e ricercatore del Dipartimento di Scienze teoriche e applicate all’Università dell’Insubria. Il merito è della zona rossa e delle maggiori restrizioni in atto.
Sulla pagina di divulgazione scientifica “Predire è meglio che curare” Tosi scrive: «Ovviamente le zone rosse, come avevamo anticipato due settimane fa, hanno mostrato in questi giorni il loro beneficio sul contagio: sia la curva dei casi giornalieri normalizzati nazionale che quella regionale è ormai al suo picco (come da grafici). Ora le restrizioni rimangono necessarie per abbattere il contagio e far scendere finalmente queste maledette curve» conclude.
I numeri restano però alti, come sottolinea Tosi e aveva previsto due settimane fa con il suo modello. «A livello di Regione Lombardia, siamo a 788 terapie intensive occupate sulle 1.400 attualmente disponibili e 7.580 ospedalizzazioni (rispetto alle 7.400 che avevo stimato due settimane fa). Ciò sta ancora impattando sulla curva dei decessi giornalieri che rimane in crescita» dice Tosi.
L’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti resta alta in tutta la Regione. Ieri era a 311, con una soglia critica indicata a 250, il limite che ha fatto scattare la chiusura delle scuole in Lombardia (dal 5 marzo scorso, con anticipo di due giorni per Como) e la fase di arancione “rafforzato” trasformata poi in zona rossa. Per la provincia l’incidenza è a 337, ovvero -27 rispetto a giovedì, con la conseguente discesa di quattro posizioni nella graduatoria nazionale. Como è ora nella posizione 23. La classifica è guidata da Udine con 593, Brescia, prima delle lombarde è sesta con 453, quindi Monza Brianza quattordicesima con 386, Cremona diciottesima a 366. Leggermente sotto Como, ecco la provincia di Sondrio a 320, Lecco 313, Pavia 298 e Varese 297 in 32ª posizione.
«Nell’ultima settimana, in tutte le province lombarde (tranne che a Bergamo) sono stati rilevati più di 250 casi ogni 100mila abitanti. In sei (Brescia, Como, Cremona, Monza, Mantova e Pavia) il numero di casi ha superato i 350 per 100mila abitanti. La media regionale è alta» commenta Samuele Astuti, ricercatore della Liuc di Castellanza e consigliere regionale del Pd, nel suo consueto report sul contagio.
Astuti evidenzia naturalmente i problemi della campagna vaccinale, compresi gli annunci per la fase massiva, che secondo il super consulente di Regione Lombardia Guido Bertolaso prima si doveva chiudere entro giugno, termine già slittato a luglio, quando non si conosce neppure la data di partenza della campagna.
Nella settimana analizzata da Astuti (fino a mercoledì 17 marzo) sono stati eseguiti 244mila tamponi, un numero ancora distante dai livelli raggiunti di novembre.
«La percentuale dei casi positivi sul numero di tamponi efficaci (positivi + negativi) supera il 21% e la percentuale di tamponi positivi per le persone «nuove» sottoposte al test cresce fino a superare il 35%» sottolinea Astuti. In base all’andamento delle ultime quattro settimane, Astuti divide le province lombarde in tre gruppi. Mentre a Bergamo, Brescia, Como, Milano e Varese il picco sembra passato «si attestano su una crescita tra circa il 30% e circa il 75% rispetto a quanto rilevato quattro settimane fa», tutte le altre province sono in forte crescita «Lecco, Lodi, Monza e Pavia crescono di una percentuale compresa tra circa il 75% e il 125%. Cremona, Mantova e Sondrio crescono di una percentuale superiore al 125% (il massimo viene raggiunto dalla provincia di Cremona con un incremento di quasi il 200%)» conclude Astuti.
Paolo Spada, medico e divulgatore scientifico milanese, nelle sue “Pillole di ottimismo” è chiaro: «Anche questa ondata è arrivata in cima, e a breve comincerà a scendere. Saperlo fa bene al morale». Spada è convinto che si possano riaprire le scuole effettuando un serio tracciamento tra gli studenti e proseguendo nel vaccino del personale.

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