L’abbraccio di Como al Giro d’Italia 2019. Gli occhi di 198 Paesi puntati sul Lario

Richard Carapaz

Centonovantotto Paesi collegati, con un pubblico potenziale di 880 milioni di spettatori, oltre 2.500 giornalisti accreditati. Numeri importanti per il Giro d’Italia 2019, che domenica farà tappa a Como. L’ultima volta era stata nel 1987 quando, al termine di un appassionante circuito cittadino, vinse in volata il velocista bresciano Paolo Rosola.
«Il ciclismo è fatica, passione, volontà e voglia di esserci – ha detto il sindaco Mario Landriscina – I soggetti coinvolti sono molti, ma saremo all’altezza. Sono convinto del fatto che eventi come questo porteranno soltanto strascichi positivi anche per la gestione futura di traffico e afflusso di persone, oltre che per l’indotto e la promozione della nostra terra».
«Il Giro d’Italia è un grande veicolo per parlare del nostro Paese al mondo – ha detto alla vigilia Urbano Cairo, presidente di Rcs MediaGroup – È un evento sportivo visto da milioni di persone, in 198 Paesi. In Italia c’è il 70% delle bellezze artistiche mondiali e grazie alle immagini della corsa il mondo le può scoprire ed ammirare. È un Giro che mi piace molto, con tante montagne e tre cronometro particolari, e infatti molti grandi campioni si sono presentati al via. Sono sicuro che sarà combattuto fino alla sua conclusione nell’Arena di Verona».
Per gli appassionati lariani l’edizione 2019 della “Corsa rosa”, organizzata da Rcs Sport, sarà indimenticabile, visto che segnerà il ritorno dell’arrivo in città. In maglia rosa giungerà sul Lario l’ecuadoriano Richard Carapaz.
«Milano e Como sono parte di una stessa storia ciclistica, culturale e umana – ha spiegato Andrea Monti, direttore della Gazzetta dello Sport alla presentazione – Sono molto felice: utilizzare il circuito del “Lombardia” e farne un pezzo del Giro d’Italia è un recupero storico importantissimo per il ciclismo e per Como, città che merita tutto il nostro affetto».
La scelta di tornare sul Lario è stata apprezzata anche da Renato Di Rocco, presidente della Federazione ciclistica italiana. «Pensiamo al Giro di Lombardia e agli arrivi con le vittorie tricolori di Vincenzo Nibali e Paolo Bettini: per noi tutti sono ricordi bellissimi – ha sottolineato – Como è una località storica per il ciclismo, un riferimento non soltanto nazionale ma anche mondiale. Una meta ambita per ogni corridore per il fascino del percorso che porta in città e per il suo bellissimo e scenografico rettilineo d’arrivo».
Una frazione, quella di oggi, che scatterà da Ivrea e che sarà tra le più lunghe del Giro, con i suoi 232 chilometri. Prima dell’arrivo in piazza Cavour il finale prevede la scalata di Ghisallo, Colma di Sormano e Civiglio. Una vetrina mondiale per la città e per il suo territorio, un tracciato decisamente impegnativo che, come sempre è accaduto per il “Lombardia” a Como, premierà un corridore di prima fascia. Una tappa che farà da preludio all’ultima settimana della corsa, che si concluderà domenica 2 giugno con la cronometro di Verona.

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