L’Agenzia del Demanio rimette all’asta l’ex carcere di San Donnino a Como

L'ex carcere di San Donnino
L'ex carcere di San Donnino a Como (foto Antonio Nassa)
L’ex carcere di San Donnino a Como (foto Antonio Nassa)

L’ex carcere di San Donnino, a Como, sarà nuovamente messo in vendita con una gara ad evidenza pubblica entro la fine di questo mese.

La notizia è annegata in un documento pubblicato sul sito Internet di Palazzo Cernezzi, una determina con cui il dirigente del settore Patrimonio del Comune di Como ha impegnato poco meno di 530 euro per la ricognizione catastale dei “confini” tra lo stesso ex carcere e Palazzo Volpi, oggi sede della Pinacoteca. Questa verifica era stata autorizzata dalla giunta già nel settembre dello scorso anno, ma era probabilmente rimasta tra le cose da fare.

Alcuni giorni fa, però, l’Agenzia del Demanio ha inviato agli uffici di via Vittorio Emanuele una mail in cui, «nel sottolineare la necessità e l’ urgenza di procedere a porre il bene in oggetto in bando di gara entro giugno 2018», comunicava di aver richiesto tre preventivi ad altrettanti studi professionali e di essere pure disponibile a pagare la metà di quanto necessario, pur di abbreviare al massimo i tempi della pratica.

Dopo mesi di incertezza, e al termine di una trattativa che non ha dato i frutti sperati, l’Agenzia del Demanio ha quindi deciso di procedere nuovamente alla vendita all’asta dell’ex carcere, un edificio collocato in una zona pregiatissima del centro storico di Como, alle spalle appunto della Pinacoteca e a due passi dalla Camera di Commercio, oltre che di Porta Torre.

Un edificio rimasto praticamente integro dopo la sua chiusura, grazie al fatto che nessuno vi ha avuto accesso.

Tra le righe della determina sono contenuti anche altre interessanti notizie sulla storia recente del carcere. Intorno alla metà degli anni Cinquanta del ’900, il Provveditorato alle opere pubbliche realizzò sul sedime del cortile della casa circondariale una casermetta per gli agenti di custodia.

La cosa curiosa è che questo piccolo caseggiato venne in parte sul suolo di proprietà dello Stato «e in minima parte su un mappale catastalmente intestato al Comune di Como» (motivo per cui si rende necessaria la ricognizione prima della gara).

Un altro locale, una legnaia, fu costruito (ma non si sa quando) a ridosso dell’ingresso pedonale delle carceri, in corrispondenza di una porzione di seminterrato del soprastante Palazzo Volpi.

È del tutto chiaro che prima di mettere all’incanto l’ex carcere, si dovrà risolvere questo piccolo problema: verificare cioè con esattezza che cosa è di chi. Ed eventualmente immaginare una forma di rimborso. Perché se è improbabile che il Comune voglia rivendicare il possesso della legnaia del vecchio penitenziario, è altrettanto vero che – sul piano formale, almeno – l’ente pubblico non può “regalare” una porzione seppur minuscola del suo patrimonio.

Serve quindi la «ricognizione». Che una volta completata permetterà di stilare il bando nel modo giusto.

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