L’aggressione al difensore del Lecco. La curva del Como contro i facinorosi; netta condanna della società

incontro di calcio Como Lecco. Polizia alla stazione

Il giorno dopo il derby con il Lecco la città si è svegliata con qualche preoccupazione in più. L’aggressione subìta ai Giardini a lago dal difensore bluceleste Ivan Merli Sala ha mostrato la faccia peggiore del tifo calcistico azzurro. Una faccia violenta, da cui la nuova società di via Sinigaglia, per prima, ha voluto subito prendere le distanze. In un comunicato diffuso ieri sulla sua pagina Facebook, il Como si è «totalmente» dissociato. La dirigenza ha spiegato di non voler accettare «in alcun modo che il proprio nome venga associato ad atteggiamenti violenti o ad aggressioni verbali o fisiche. Questi atti non fanno parte della nostra filosofia e della nostra voglia di essere promotori di una visione sana dello sport e della cultura sportiva». Il Como ha quindi espresso la sua «solidarietà» e le sue «scuse al giocatore Ivan Merli Sala e a tutta la società del Lecco».
La tempestività con cui la nuova proprietà della squadra ha preso posizione non è l’unico segnale positivo di un mercoledì altrimenti da dimenticare. Seppure con qualche ora di ritardo, anche il tifo organizzato del Como ha fatto sentire la sua voce.
«I gruppi della Curva del Como – si legge sui profili social dei supporter lariani – intendono prendere nettamente le distanze da quanto avvenuto fuori dallo stadio Sinigaglia. Al giocatore del Lecco Ivan Merli va il nostro “in bocca al lupo”. Ci dissociamo completamente da quanto accaduto e ribadiamo la totale estraneità della curva».
Parole di condanna sono arrivate anche dall’assessore allo Sport di Como, Marco Galli. «Anche io ero allo stadio, capisco la voglia di risultato ma lo sport dovrebbe unire, non dividere. Sono dispiaciuto, soprattutto il coinvolgimento di bambini in fatti così sgradevoli».
Il sindaco di Como, Mario Landriscina, ha invece allargato il ragionamento ai danni non solo materiali «causati dalla stupidità di pochi. Al di là del gesto vile, su cui c’è poco da aggiungere – dice Landriscina – mi chiedo sempre che cosa spinga qualcuno a comportarsi così. E perché simili esempi negativi continuino comunque a fare presa. Davvero non impariamo mai dai nostri errori».
La ricostruzione
Intervistato dal portale del Corriere delle Alpi , Merli Sala – ex giocatore del Belluno – ha ricostruito nel dettaglio il folle gesto di alcuni scalmanati tifosi del Como. Alla fine della partita, ha raccontato il difensore, «invece di rientrare con il pullman, sono uscito dallo stadio perché mia moglie e i miei figli erano lì. Andando verso la macchina mi sono praticamente trovato in mezzo a un agguato». Merli Sala indossava la tuta del Lecco e anche per questo è stato riconosciuto.
«Ho cercato di spiegare loro che c’erano mia moglie e i miei figli e ho chiesto per piacere che non mi creassero problemi – continua il giocatore – Alcuni mi hanno detto “vai via”, mentre altri, dopo pochi secondi, hanno cercato di farmi questo agguato, quest’aggressione. Mi è arrivato il primo calcio da dietro e da lì ho iniziato a capire che non si sarebbero fermati. Poi nuovamente mi è arrivato un calcio da davanti, sul petto, e una terza volta hanno cercato di darmi dei pugni però per fortuna non è successo niente. Trenta secondi, quaranta secondi: poi anche loro si sono resi conto che c’erano i miei figli che piangevano, mia moglie ovviamente non era tranquilla, e hanno pensato di scappare. Comunque le forze dell’ordine c’erano, erano a 100 metri. Purtroppo, mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato». Merli Sala ha deciso di non sporgere denuncia, ma le sue considerazioni conclusive sono amare.
«Erano quasi tutti incappucciati e il riconoscimento facciale sarebbe stato impossibile. Io non ho un graffio e non ho male da nessuna parte. Un calcio nel sedere, uno sul petto con le scarpe non fanno un grosso male. Avessi preso un pugno in testa staremmo parlando di altro, invece è finita bene. Non è la prima né sarà l’ultima. Nel calcio è così, lo sappiamo. È un’esperienza: la prossima volta non uscirò neanche con i miei bambini o non li farò venire allo stadio».
Questura al lavoro
Al di là dell’aggressione al giocatore del Lecco, che resta comunque l’episodio più grave legato al derby di mercoledì, la Questura di Como è al lavoro per analizzare le immagini dei tifosi riprese prima e dopo la partita, sia nella zona attorno allo stadio sia in altri punti. Anche se non ci sono stati fortunatamente incidenti particolari, non sono mancati i momenti di scontro tra i tifosi e le forze dell’ordine, senza contare il lancio di fumogeni e petardi all’esterno del “Sinigaglia”.
«Il piano di sicurezza ha funzionato, non ci sono stati feriti e neppure danni – ha detto ieri ai microfoni di Etv il questore di Como, Giuseppe De Angelis – Analizzeremo tutte le immagini riprese prima e dopo la gara per identificare i tifosi che hanno lanciato petardi e fumogeni e anche quelli che hanno cercato il contatto con i supporter avversari e lo scontro con le forze dell’ordine. Li identificheremo per prendere i necessari provvedimenti».

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