L’arancione scuro previsto già da sabato scorso: decisivo il superamento dei 250 casi ogni 100mila

Emergenza Coronavirus Covid

La comunicazione è arrivata solo lunedì sera, ma la decisione di mettere la provincia di Como in zona “arancione rafforzato” era stata presa già sabato 27 nel corso della “Commissione indicatori Covid-19” di Regione Lombardia, istituita dal giugno dello scorso anno.
Lo si evince anche dalla stessa ordinanza regionale, firmata dal presidente Attilio Fontana, che cita la commissione di sabato, oltre i riscontri forniti il 1° marzo alla direzione del Welfare, guidato da Letizia Moratti, dalla stessa commissione con i direttori generali delle Ats interessate.
I dati di Como erano del resto fuori controllo, come stavamo scrivendo da giorni. Dopo quelli di Brescia, i più preoccupanti della Lombardia. Perché è stata chiusa tutta la provincia e non soltanto alcuni comuni? La risposta sta probabilmente in un virus diffuso un po’ ovunque, con pochi grandi focolai. Basta guardare la precisa mappatura della provincia realizzata giovedì scorso da Ats Insubria per constatare la situazione dell’incidenza dei nuovi casi in ambito territoriale. Male Cantù e Mariano, Erba, il Medio Lario e pure il capoluogo, sotto la media di Ats, ma solo di poco, Olgiate e il distretto di Lomazzo e Fino Mornasco.
L’ordinanza regionale cita anche la presenza di mutazioni del virus, che però sul territorio restano in percentuale simile se non inferiore a quella lombarda. Anche le scuole, chiuse da oggi, la scorsa settimana avevano numeri alti, ma in calo rispetto alle settimane precedenti, per quanto riguarda gli studenti in quarantena. In crescita solo la primaria, ma con Como sempre sotto il livello di Varese. Fontana nell’ordinanza cita anche «le peculiarità del contesto sociale ed economico dei medesimi territori», ma è chiaro come sia stata principalmente l’incidenza, ovvero la media dei casi settimanali su 100mila abitanti, a condannare il Comasco all’arancione scuro. Sabato 27 febbraio, era schizzata a 277 contagi ogni 100mila residenti e a 282 lunedì. Poca cosa forse rispetto agli oltre 400 di Rimini, Brescia, Ancona e Bologna, ma comunque sopra la soglia dei 250. Soglia che ieri è stata indicata, nella cabina di regia riunita da Mario Draghi a Palazzo Chigi, come limite per tenere aperte le scuole. Questo indipendentemente se le regioni siano in fascia rossa, arancione o gialla.
«Il dato della provincia di Como, superiore alla soglia limite di 250 casi per 100mila abitanti, ha reso necessario intervenire con misure aggiuntive di prevenzione e contrasto al Covid istituendo la zona arancione rafforzata per l’intera provincia – si legge anche nella nota diffusa ieri da Ats Insubria – L’andamento epidemiologico è costantemente monitorato, con osservazione puntuale riferita ai singoli comuni e agli ambiti distrettuali».
Quanto potrebbe durare la misura in provincia di Como? Anche in questo caso saranno i numeri a stabilirlo. Attenzione all’indicatore dell’incidenza, quindi, che essendo un dato settimanale dovrebbe scendere soltanto tra qualche giorno. L’ordinanza dice dal «3 al 10 marzo» compresi, ma aggiunge subito «con eventuale proroga sulla base dell’evoluzione del contesto epidemiologico con riferimento al territorio della Provincia di Como» e degli altri comuni interessati.
Oltre al discorso scuole, rispetto all’area arancione classica, quella “rinforzata” è più restrittiva anche sulle seconde case. I comaschi non le possono più raggiungere, siano esse dentro o fuori i confini provinciali. Pure chi risiede fuori dal territorio lariano e ha una seconda casa sul lago o sui monti comaschi non vi si potrà recare fino a quando resterà in vigore l’ordinanza.
Le modalità tardive di comunicazione dell’arancione rafforzato dal parte della Regione diventano intanto motivo di duro scontro politico a Palazzo Lombardia.
«Regione Lombardia ha vaccinato solo 264 persone appartenenti al personale scolastico. Un dato inaccettabile» dichiarano Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Partito Democratico, e Federico Broggi, segretario provinciale Pd. Vengono raffrontati poi i numeri di Campania, Toscana, Piemonte e Puglia, tutti oltre i 20mila operatori vaccinati. «È tempo che l’assessore Moratti spieghi il perché di questa differenza abissale» ribadiscono. Orsenigo lamenta anche l’assenza dall’aula consiliare dell’assessore ieri mattina. «La notizia della zona arancione rafforzata è avvenuto con scarsissimo preavviso lasciando migliaia di famiglie comasche con poco più di 24 ore per trovare il modo di accudire i figli che rimarranno a casa da scuola» conclude la nota del Pd.
«L’annuncio è arrivato con poco più di un giorno di anticipo, senza nessuna comunicazione da parte dei vertici regionali ai sindaci dei Comuni interessati – attacca il consigliere dei Cinquestelle, Raffaele Erba – Con un blitz ci siamo trovati tutta la provincia di Como in zona Arancione rafforzato».
«Le scuole rivestono un ruolo di centralità nella vita delle famiglie – dice Erba – Le ricadute si estendono anche a tutte le attività produttive che dovranno concedere i congedi parentali ai genitori chiamati a tamponare la situazione. Da mesi abbiamo chiesto ripetutamente maggiore impegno da parte della Regione sul contenimento dei contagi nelle scuole: più tamponi e tracciamenti» conclude Erba.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.