L’archistar Joseph di Pasquale: «Ho un progetto per la Ticosa, si può realizzare in cinque anni»

Como, area cimitero monumentale e Ticosa veduta aerea

«C’è un esempio che faccio sempre. Tutti noi, oggi, rischiamo più volte la vita, consapevolmente, usando lo smartphone in auto. Ecco, se nonostante siamo consapevoli del rischio che corriamo, lo continuiamo a fare – io, lei e tante altre persone civili, per bene, acculturate – forse vuol dire che le auto sono progettate male». Inizia così la chiacchierata con Joseph di Pasquale, comasco, 50enne, archistar internazionale.
«Archistar lo dice lei – corregge subito il professionista dal suo studio milanese – fino a cinque sei anni fa, forse, era la mia ambizione. Ora sono semplicemente uno spacciatore di concept architettonici, un pusher di soluzioni dal grande potenziale emotivo per le aree urbane».
Di Pasquale, architetto, è sicuramente una delle menti più brillanti e in vista del settore. Alcuni suoi lavori in Cina gli hanno dato popolarità internazionale, come la Guangzhou Circle, inaugurata nel 2013. Oggi teorizza la perdita di identità nell’architettura contemporanea globalizzata, si definisce un “architectural storyteller”, un cercatore di nuove chiavi di lettura per la città contemporanea.
Alla recente Meci (il Salone dell’edilizia), dove l’argomento era la rigenerazione urbana, hanno fatto di tutto per averlo tra i relatori. Lui, con grande disponibilità, ha detto sì. E ora, con altrettanta disponibilità e semplicità, si mette a disposizione della sua Como. «Ho una soluzione per la Ticosa» annuncia.
«Mi piacerebbe molto incontrare il sindaco Landriscina e l’assessore all’Urbanistica Butti per parlarne».
Joseph di Pasquale, del resto, ha firmato quello che è destinato a diventare un modello di riqualificazione di un intero quartiere. “Chorus Life”, a Bergamo, nell’area ex Ote (Officine trasformatori elettrici). Quante analogie con la Ticosa: un grandissimo complesso industriale nell’area urbana, dismesso da anni, una bonifica non semplice da realizzare…
Tra fine 2021 e inizio 2022 diventerà Chorus Life, più di ogni descrizione scritta di cosa sarà il nuovo quartiere, con mobilità dolce sopraelevata, senza auto, valgono i rendering di questa pagina. Quello che potrebbe stupire sono i tempi di realizzazione: 5 anni dalla firma del primo documento, ovvero un protocollo del 2017 tra Comune di Bergamo, Provincia e Regione Lombardia.
Certo, a Bergamo una bella spinta l’ha data un imprenditore tosto, come il cavaliere Domenico Bosatelli, classe 1933, fondatore dell’impero Gewiss. «È stato il cavaliere il vero iniziatore e a cui va tutto il merito di questo approccio – spiega Di Pasquale – Parlo però di approccio, perché Choruslife mette in primo piano la visione della rigenerazione sociale e della ricomposizione delle relazioni di prossimità anche tra le diverse generazioni. Da questa visione viene costruita la sostenibilità economica, finanziaria e gestionale del modello di quartiere».
Quindi, in parole povere, ci vuole dire che non è una speculazione edilizia? Un investimento immobiliare per vendere case, appartamenti? Anche i campi di golf vengono fatti per vendere le ville…
«Chorus Life è un unico organismo urbano, e come tale va pensato e gestito. Non vengono venduti appartamenti, neppure affittati, sono in abbonamento. Si tratta di un concetto del tutto nuovo – spiega Di Pasquale – Ci sono già abbastanza case in giro, i modelli real estate sono obsoleti. Noi dobbiamo pensare a come vive la gente. Per questo la Ticosa sarebbe perfetta per un Chorus Life. Appena il cantiere sarà a buon punto, l’idea è proprio andare in giro per l’Italia e per il mondo a proporre un nuovo modello abitativo e finanziario. Un sistema che ha portato in un anno e otto mesi a mettere in fila le fasi complicatissime della burocrazia».
In Chorus Life avete un grande palasport, cinema, attività commerciali, bar, ristoranti, un hotel; a Como e a Cantù manca il palasport ad esempio, da diversi anni.
«Sa che dopo l’ultimo lavoro in Cina ho avuto una crisi professionale ed esistenziale. Ho chiuso lo studio e mi sono rimesso a studiare. Un dottorato di ricerca sui nuovi comportamenti abitativi. L’architetto oggi deve andare incontro alle esigenze dell’uomo. Così sono ripartito da zero – spiega l’architetto – Lei mi continua a parlare di contenuti, di palasport, ma per il nostro progetto su Bergamo, la vera novità è l’aspetto gestionale. Siamo partiti da un modello di rigenerazione sociale, prima che urbana. In Chorus Life ci sarà un direttore generale a gestire il quartiere, sa come è stato scelto? Tra chi aveva gestito grandi parchi di divertimento».
«Chorus Life dovrà vivere, le persone dovranno spostarsi nel quartiere perché lì avviene qualcosa in quel momento – aggiunge – Tante operazioni oggi falliscono perché hanno una impostazione solo finanziaria, che tiene conto dei profitti della vendita al metro quadrato. Non voglio dire che Chorus Life non sia redditizio, ma la sua filosofia è all’opposto delle altre operazioni immobiliari».
«Oggi ne parliamo con dei rendering – dice ancora – ma quando il quartiere sarà realizzato sarà molto più semplice convincere altre amministrazioni. Il format sarà a disposizione e non è detto che l’intervento debba essere per forza legato a un unico imprenditore illuminato. Si tratta di un progetto svincolato. Noi lo abbiamo fatto, allora si può fare. Questa sarà la filosofia futura per replicare questo progetto ovunque, a Como, a Lecco, in Lombardia, in Italia e nel resto d’Europa» conclude l’architetto comasco.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.