Lavatoi, le certezze del sindaco e i dubbi dei periti. Nelle relazione tecnica affermazioni preoccupanti

Como il viadotto dei lavatoi

Martedì sera, in diretta su Etv durante il tradizionale appuntamento in diretta telefonica con i cittadini, il sindaco di Como Mario Landriscina ha dato «ampie rassicurazioni» sulla stabilità del viadotto dei Lavatoi, le stesse da lui ricevute «dai tecnici».
Le indiscrezioni sulla relazione stilata dai consulenti del Tribunale di Como in vista di un eventuale procedimento giudiziario avevano scatenato molte polemiche e spinto alcuni a chiedere addirittura la chiusura del viadotto. Ma il Comune non ha sin qui preso decisioni in tal senso. Limitandosi a mantenere in vigore il divieto di transito per il solo traffico pesante.
Le parole del primo cittadino in Tv sono state chiare, ma qualche dubbio rimane. Soprattutto alla luce di quanto scritto da Bernardino Chiaia e Fabrizio Mario Vinardi nella loro relazione.
Alcuni passaggi delle 100 pagine del documento, in particolare nelle conclusioni, sono infatti molto preoccupanti. A partire da quanto scritto a pagina 80: «È chiaro che l’opera risulta oramai del tutto compromessa, senza essere più in grado di garantire un comportamento strutturale certo e prevedibile. La messa in opera di interventi definitivi di adeguamento non solo è assolutamente necessaria, ma è anche doveroso che venga effettuata con la massima urgenza».
Secondo i calcoli dei due periti nominati dal Tribunale «gli interventi necessari per il ripristino completo della funzionalità del viadotto, sulla base dei prezzari in vigore e di costi per appalti simili, sono quantificabili in un intervallo compreso tra 900mila e 1,1 milioni di euro». Una cifra tutto sommato non così elevata, inferiore alle stesse previsioni del Comune.
Tuttavia, sottolineano Chiaia e Vinardi, «è fortemente probabile che qualora vi fosse stata un’attività vigile di controllo durante i lavori da parte della direzione lavori o all’atto del collaudo statico, i professionisti impegnati in tali attività avrebbero potuto già da subito rilevare i vizi e porvi rimedio. Allo stesso modo, qualora il Comune di Como avesse provveduto alle ispezioni periodiche obbligatorie per legge, si sarebbe accorto immediatamente dei vizi e quindi avrebbe potuto facilmente evitare di mantenere in esercizio, per vari anni, un’opera potenzialmente molto pericolosa». Più che un giudizio di merito, una sorta di sentenza anticipata.

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