Lavori a Como, la variabile del tempo

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Il tempo è la variabile più indipendente che esista quando si rendono necessari o si programmano lavori che coinvolgono una pubblica amministrazione. A Como, poi, sono numerosi gli esempi che confermano l’incredibile difficoltà di prevedere una data certa per la fine degli interventi. Senza scomodare i casi macroscopici sotto gli occhi di tutti, vedi cantiere delle paratie, pensiamo a situazioni solo in apparenza minori. Magari meno visibili, ma di significativo impatto nella vita di una città che si dice anche turistica.

È dell’altro giorno la notizia che l’ostello della gioventù di Villa Olmo è tuttora chiuso, nonostante la gara per la nuova gestione della struttura si sia chiusa a novembre dell’anno scorso. Manca una polizza fidejussoria che deve essere fornita dalla società che si è aggiudicata l’incarico, fa sapere l’assessore. Ma nel contempo non può nascondere i ritardi nei passaggi della pratica dagli uffici. Tutto si ferma, tutto si arena e non basta certo a giustificare ogni cosa il lockdown decretato a causa del Covid. Intanto solo qui, in una città che prima della pandemia faceva numeri pazzeschi per la quantità di visitatori, l’ostello resta desolatamente inutilizzato e circondato da una foresta di verde incolto. Altrove, in Italia e nel mondo, lo abbiamo già scritto, i giovani itineranti hanno a disposizione strutture di accoglienza di questo tipo. Pulite, funzionali e a costi modici.

Prendiamo un altro edificio, questo storico, di valore monumentale e di grande richiamo: il Tempio Voltiano. I lavori, iniziati sei anni dopo il crollo interno che li aveva resi indispensabili, non sono ancora del tutto finiti. Con buona pace di chi ha sentito parlare di Alessandro Volta, o ne associa il nome alla sua città, e giungendovi non può ammirare i reperti dei suoi esperimenti e delle sue invenzioni. Altri turisti delusi.

Un ulteriore esempio? Non c’è problema, lo si pesca agevolmente come da un mazzo di carte: la piscina di Muggiò. Chiusa, riaperta, richiusa, pronta, semipronta, quasi pronta, no, anzi, ci dicono che non è così. Nuotare a Como è un’impresa quasi impossibile. Per i residenti e per quei turisti che sono abituati a fare qualche vasca anche quando sono in vacanza o in viaggio.

Ci fermiamo per carità di patria. Parliamo ancora un po’ del tempo, però. È inconcepibile che sia una variante indipendente da ogni logica razionale, economica, programmatoria. Evitiamo pure la retorica della vicina Svizzera, dove certe situazioni sono semplicemente impensabili. Lì hanno un’altra cultura della prevenzione e della manutenzione. Hanno anche molti soldi, che noi ci sogniamo. Ma un metodo, quello sì, potremmo rubarlo o darcelo da noi stessi. Un metodo che formi parte integrante di qualsiasi capitolato d’appalto, non solo esterno, ma anche interno alla pubblica amministrazione. Che preveda sempre tempi certi, con sforamenti ingiustificati sanzionati, anche con inevitabili multe (eh sì, qui, in tanti insorgeranno). E poi, perché non prevedere di rendere pubblicamente conto ai cittadini-elettori di ogni opera, del perché questa è ferma al palo, va vanti e indietro come un gambero, o procede troppo lentamente? Che bello sarebbe un impegno vincolante a tenere pubbliche conferenze sui lavori in corso. Così, per trasparenza e come deterrente alle nebbie che calano regolarmente sui nostri guai e sui rimedi che essi richiedono.

Quanta dignità in più si affermerebbe. Anche un po’ di efficienza. Certo, a patto di sopportare che il tempo non sia più una variabile indipendente dalla realtà.

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