L’avvocato di Como: «Il rispetto della Costituzione e dei suoi paletti non può venire meno, anche nei giorni più bui»

Soldati pattugliano strade

«Il principio di legalità non può mai essere calpestato e vanificato solo perché vi è una situazione di eccezionale emergenza: anzi, è proprio in momenti come questi che il Legislatore deve tenere fermo il rispetto dei paletti fissati dalla Costituzione». A lanciare il dibattito, in questi giorni in cui a farla da padrone sono stati i Decreti del Presidente del Consiglio, emanati in rapida successione fino al Decreto Legge della notte tra mercoledì e giovedì, è un avvocato del foro di Como, Davide Arcellaschi, che ha fatto pervenire in redazione una lettera dai toni pacati ma netti.
«Al di là di ogni considerazione personale sulla drammatica situazione che stiamo vivendo – è la premessa – e senza entrare nel merito delle misure di contenimento, è fatto d’obbligo agli avvocati, proprio perché “sentinelle” del rispetto dei diritti dei cittadini, emettere un grido di allarme e provare una preoccupazione per gli strumenti normativi con cui è stata sino ad ora affrontata l’emergenza da parte del Governo» presieduto da Giuseppe Conte. Il legale punta il dito contro i DPCM, «fonti normative amministrative di secondo grado, che non possono assurgere né alle legge in senso formale né agli atti aventi forza di legge, ovvero decreti-legge e decreti legislativi». «La limitazione di alcuni diritti e libertà fondamentali dell’individuo, compresse se non addirittura annullate durante queste settimane, non può e non deve avvenire con strumenti normativi marcatamente fuori dagli schemi della nostra Costituzione», è la stoccata. Con questa premessa, prosegue il legale, «l’individuazione delle condotte di coloro che violano il “divieto” di spostamento non possono essere fatte rientrare nell’art. 650 del codice penale», visto che «l’ordine impartito dall’Autorità è incostituzionale».
L’avvocato comasco non risparmia nemmeno la Procura di Milano (poi seguita da quella lariana), che contestava non il 650 cp ma l’articolo 260 della legge sanitaria sulla considerazione che quest’ultima non sia oblabile e che preveda una pena più severa. «Una cosa preoccupante poiché, da un lato, sembra lasciare alla magistratura una sorta di potere di qualifica giuridica (che invece spetta al codice e alla legge) e, dall’altro, denota come lo strumento penale venga utilizzato al fine dissuasivo e non preventivo».
«L’ultimo Decreto-legge di mercoledì ha finalmente e provvisoriamente rimesso il Governo sui binari della legalità», è la chiosa. Un tema, quello affrontato nella lettera inviata al Corriere di Como, che in questi giorni ha fatto molto discutere, e non soltanto gli avvocati.

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1 Commento

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    RODOLFO MECARELLI , 29 Marzo 2020 @ 11:35

    Egregio avv Arcellaschi, le sue riflessioni sugli atti del Governo e sulla gerarchia delle fonti del diritto possono essere frutto dei primi esami del primo anno di Giurisprudenza. Niente di più. “Forse” ci sono più e necessari motivi per i quali vengono usati tali particolarissimi strumenti normativi. Chissà se agli oltre 10.000 morti, ai quasi 100.000 contagiati e a tutti noi che abbiamo bloccato le nostre attività lavorative, le nostre aziende con le loro produzioni, pensando a quanto sarà dura, lunga e di sacrifici la ripresa di una vita “normale”, possano interessare queste scolastiche disquisizioni, che considero davvero non contestualizzabili in un periodo inimmaginabile come questo che stiamo vivendo.

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