Lo scrittore Cocco: “Stiamo vivendo un evento epocale”

Giovanni Cocco

Come cambia la percezione del mondo in generale e la vita di uno scrittore in questa situazione di crisi sanitaria mondiale? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Cocco, che ha scritto un polittico di romanzi impegnati proprio sul racconto di una società in disfacimento. Con il primo di questi romanzi, La caduta è stato finalista al Campiello nel 2013 dove arrivò terzo.
«Nelle scorse settimane, all’indomani dello scoppio dell’epidemia, mi ero confrontato sulla questione con alcuni amici scrittori (Emanuele Tonon, Marco Ghizzoni, Crocifisso Dentello), arrivando alla conclusione che si trattava del primo vero evento epocale che aveva investito con effetti devastanti la nostra generazione (quella di chi è nato tra la metà degli anni Settanta e metà degli Ottanta)», dice Cocco.
«Se è vero – prosegue – che precedenza c’erano stati gli attentati alle Torri Gemelle di NY del 2001, che avevano influito tantissimo sul nostro immaginario (penso a De Lillo, che l’ha raccontato meglio di chiunque altro); la crisi economica iniziata nel 2008 con lo scandalo Lehman Brothers, che aveva avuto ripercussioni nella vita di ciascuno; il fenomeno dell’ondata migratoria dai Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, che aveva tracciato i confini di un doloroso “tornante della Storia”; altrettanto vero era che ci trovavamo – per la prima volta nella storia recente – di fronte ad un fenomeno che investiva non solo il mondo occidentale, ma tutto il pianeta (circostanza che non si era verificata nemmeno con la seconda Guerra Mondiale, con interi continenti e grandi realtà che ne erano rimaste ai margini), con conseguenze che adesso sono difficili anche solo da essere pensate»,
«La cronaca aveva fornito occasioni narrative per alcuni miei romanzi – ricorda Cocco – come La Caduta (Nutrimenti, 2013, Premio Campiello Selezione Giuria dei Letterati) e La promessa (protagonista al Premio Viareggio 2016), ma qui siamo in presenza di qualcosa di completamente inedito, di fronte a cui lo scrittore non può che rimanere in silenzio, nel ruolo di spettatore e testimone, in attesa di capire – o provando a immaginare – cosa ci riserverà il futuro».
E che ruolo hanno i libri in questo periodo di forzata clausura?
«Ci sono libri, penso a La strada di Cormac McCarthy, che hanno avuto la capacità di prevedere scenari apocalittici. Penso che il ruolo dei libri, in questo momento, possa essere quello di riuscire a interpretare meglio quello che sta accadendo e di fornire, allo stesso tempo, un modo per andare avanti. Per quello che mi riguarda ho approfittato della situazione per leggermi alcune cose che giacevano sul comodino da troppo tempo, come Il maestro e Margherita di Bulgakov e  Gli occhi di una donna di Mario Biondi, un comasco che ha dato tantissimo alla letteratura italiana».
Ci racconti la sua routine quotidiana. «Come la stragrande maggioranza degli insegnanti italiani in questo periodo sono impegnato nella didattica a distanza (Cocco lavora presso l’Istituto Comprensivo di Lomazzo, ndr), il che comporta sessioni di lavoro online (attraverso piattaforme come YouTube, Zoom e Classroom) e estenuanti sedute di correzione dei compiti (che arrivano ininterrottamente via mail). Riscontro una grande armonia e collaborazione tra insegnanti, istituto e genitori e questo fa ben sperare per il futuro: la volontà di essere comunità, che si manifesta soprattutto in questo momento di emergenza, è un tesoro di energie e risorse da non disperdere. È una modalità di lavoro inedita e, per certi versi, più impegnativa di quella in classe. Ma è una sfida stimolante. Niente e nessuno toglierà mai l’importanza del lavoro in classe e dell’interazione con gli allievi, che risulta unico e irripetibile, ma in questo momento il dovere di ciascun insegnante è quello di riuscire a portare avanti – con qualunque mezzo e a costo di sacrifici e attacchi d’ansia – il programma didattico, i processi di apprendimento, la crescita di ogni singolo allievo. Il resto della giornata è diviso tra l’accudimento di un bambino di quattro anni (asili e scuole materne sono chiusi) che guarda a questi giorni con un misto di curiosità e timore, e la revisione di un nuovo romanzo appena terminato, incentrato sulla figura del regista anarchico francese Jean Vigo».
Cosa farebbe Stefania Valenti, il commissario della questura di Como da lei inventato con Amneris Magella, in una situazione simile?
«Penserebbe ai propri cari e ai colleghi, prenderebbe degli accorgimenti sul lavoro (guanti, mascherina, Amuchina e distanza di sicurezza) e continuerebbe a fare onestamente il proprio lavoro, nella convinzione che fare bene il proprio dovere – in questo momento – coincida con l’interesse generale».  

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