Le cabine telefoniche in Ticino sono biblioteche

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Negli anni Sessanta la “gita a Chiasso” era stata consigliata in un celebre articolo dello scrittore  Alberto Arbasino per consentire alla cultura italiana di colmare i ritardi dovuti al ventennio fascista. Più prosaicamente, una passeggiata oltre frontiera ai nostri giorni consente di fantasticare su un uso alternativo delle vecchie cabine telefoniche. Un impiego  che da noi suonerebbe  quasi fantascientifico dato lo stato di degrado cronico dei nostri spazi urbani, a malapena curato con pazienza da sparuti ma indomiti volontari che non si rassegnano e coltivano l’utopia di un Paese normale, senza spazzatura. Insomma, i vicini ticinesi hanno preso l’usanza encomiabile di trasformare le cabine telefoniche in disuso in  biblioteche in ottavo. Anche nella patria di Guglielmo Tell il cellulare  le ha quasi uccise e  trasformate in luoghi superflui. Prima di diventare come da noi oggetti esotici e misteriosi, da smantellare dopo avere svolto la funzione ben poco nobile di vespasiani improvvisati,  si   è corsi ai ripari.  E così sono in molti casi  le sedi di quella pratica sociale che è il bookcrossing ovvero lo scambio alla pari di libri, che a Como resiste solo in qualche bar e nella biblioteca civica ma solo perché la struttura non ha spazio e si libera dei doppioni. Dopo i fiumi di  parole di amore  o di rabbia,  dopo tante comunicazioni di servizio per  buttare la pasta o dire  un ritardo, dopo tanti gettoni e scatti alla risposta, ecco fiumi di parole stampate su carta passare di mano in mano, gratuitamente.  Le hanno ribattezzate “bibliocabine”, forse perché in Svizzera la lingua di Dante merita più rispetto e meno anglismi. E sono decine e decine, non sparuti tentativi:  le vecchie signore della comunicazione che hanno ripreso smalto e  dignità  e una veste forse anche più nobile sono ormai molte e così vivono una seconda possibilità, una seconda primavera. E danno al visitatore straniero, all’italico viandante venuto in Svizzera per la benzina, la cioccolata o per deporre un po’ di risparmi in una banca, l’esempio di una vita in comunità alternativa, che offre e chiede rispetto, ascolto, attenzione. Il tutto è nato non per spirito libertario – anche se siamo nella Svizzera famosa per ospitare anarchici e per realtà come il Monte Verità – ma in virtù di una legge, che non c’è più: infatti è decaduto l’obbligo per ogni comune di dotarsi di una cabina. Pronti, via: tanti volontari si sono presi la briga di riconvertire questi luoghi di oralità dismessa in abitacoli di letteratura condivisa, da pari a pari. A Lugano, a Mendrisio e anche nella vicina Chiasso gli esempi non mancano, sono decine. Una volta ho scritto che ogni libro è un malato immaginario che per guarire aspetta solo di essere letto. Gli svizzeri sembra che lo abbiano capito.

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