Pronto soccorso in tilt. La vera svolta è lontana

opinioni e commenti di marco guggiari

Marco Guggiari

Ogni anno, con i picchi delle stagioni calda e fredda, i pronto soccorso vanno in tilt per il gran numero di accessi delle persone fragili, le cui patologie si fanno più acute. In questi giorni d’inverno dominano le malattie da raffreddamento e il virus influenzale. Gli anziani sono inevitabilmente i “clienti” più numerosi, spesso  costretti ad attese di molte ore perché i loro “codici” non corrispondono a urgenze assolute. Così, nonostante la professionalità di medici e infermieri e malgrado le cure ricevute, complici le patologie  ambientali, escono in condizioni peggiori di quando sono entrati. Come si risolve questa situazione? Non bastano gli appelli a rivolgersi ai medici di base, anche perché spesso sono proprio loro a disporre l’invio in ospedale (quello disponibile)… È invece indispensabile una riorganizzazione complessiva del sistema sanitario. I pronto soccorso dovrebbero essere giustamente riservati alle emergenze; le guardie mediche potenziate; i servizi dei medici di base ancora di più. Dal mese prossimo gli accessi alle strutture d’urgenza saranno regolati secondo i criteri di una mini-riforma che prevede l’assegnazione di cinque codici numerici, al posto dei quattro colori oggi utilizzati, o insieme con quelli. I tempi d’attesa per l’accesso all’area di trattamento dovrebbero ridursi al massimo a quattro ore per la “non urgenza”. La permanenza in loco, comprensiva dell’intero percorso, dal momento della presa in carico, non dovrebbe superare le otto ore (che non sono comunque poche). Vedremo se la novità sarà foriera di buoni risultati. Mancano comunque risorse e personale. In Lombardia, nel 2018, ci sono stati oltre 3,5 milioni di accessi ai pronto soccorso. La questione di fondo è: come occuparsi degli anziani sul territorio, prima del ricorso alla struttura d’emergenza ed eventualmente dopo le dimissioni? Si arriva così ai nodi dell’assistenza domiciliare, che non è affatto immediata; alle strutture territoriali spesso prive di posti disponibili; ai tempi lunghi della burocrazia. Tutte tematiche prese in esame da un recente dossier di “Corriere Salute” (giovedì 9 gennaio 2020). Cruciale è la vicenda dei medici di base e di poliambulatori attivi 24 ore su 24 per dare le prime tempestive risposte. Un modello assistenziale in tal senso è delineato dalla Legge 189/2012 che copre tutti i giorni della settimana, prevedendo un coordinamento con il sistema di emergenza-urgenza. Peccato però che non vengano riconosciuti più soldi ai medici in questione e che la legge sia quindi rimasta, per lo più, sulla carta. Como, poi, ha l’aggravante di una pesante carenza di medici di base. Su questo punto la classifica sulla qualità della vita assegna alla nostra provincia il 96° posto su 107 totali. Il cambiamento è tutto da costruire.

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