Le domande finite in corner

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Ci sono domande importanti che riguardano l’accordo tra Comune e Como 1907 sullo stadio Sinigaglia. L’intesa si concretizzerà nei prossimi giorni in una convenzione che concederà l’impianto per 12 anni alla società azzurra. Quest’ultima realizzerà in cambio un nuovo campo di erba sintetica e si farà carico di un progetto per sistemare tutta la zona. Il piano, nel merito, sarà però noto soltanto l’anno prossimo. La società calcistica si sarebbe affidata a una multinazionale americana per avere una consulenza strategica su stadio e contesto urbano. Speriamo che i risultati siano positivi ma, lo ripetiamo, non si sa niente e si deve andare sulla fiducia.

Le due parti, Comune e Como 1907, hanno scelto un singolare modo di procedere, influenzato forse dalla pressione della piazza. I tifosi manifesteranno comunque a Palazzo Cernezzi la loro insoddisfazione, domani sera, prima del consiglio comunale.

Vediamo ora le domande rimaste in sospeso.

L’idea iniziale, ambiziosa ma corretta e non irrealistica, era un grande progetto per l’intera area: stadio e quartiere razionalista tutt’intorno. Il Comune di Como, almeno il Comune, sa cosa proporrà la società di viale Sinigaglia per l’intero comparto? Ci sarà e, in caso affermativo, come si svilupperà l’ideale continuità con i giardini a lago, con le sedi contigue delle altre società sportive, con i monumenti razionalisti?

Se la risposta, auspicabilmente, fosse sì, il Comune di Como pensa di promuovere forme di informazione, consultazione e dibattito dei vari soggetti interessati al riordino della zona, tra questi i residenti e le associazioni collegate per loro natura al turismo?

Il dibattito, piaccia o no, ci sarà comunque e diremo grazie a chi lo promuoverà, primo fra tutti l’Ordine degli architetti, che già la settimana prossima metterà a punto un documento di idee, di proposte e di ragionamento sull’area in questione.

Il campo d’erba del Sinigaglia era considerato da novant’anni il migliore d’Italia, avendo un drenaggio perfetto ed essendo “a schiena d’asino”. Anche per questo, oltre che per il contesto paesaggistico, il grande giornalista Gianni Brera definiva il nostro come lo stadio più bello del mondo. Come si è arrivati alla necessità improrogabile di gettare via quel tipo di campo a favore della soluzione sintetica? Come si è provveduto nel tempo alla manutenzione? Il quesito ha un senso, pur tenendo conto del fatto che il diverso assetto previsto permetterà di usare lo stadio anche per altre finalità, come i concerti d’estate.

Ancora, originariamente l’ufficio tecnico comunale aveva contestato il progetto del Como, allegando ampia documentazione in tal senso. Una breve riunione avrebbe poi fugato ogni dubbio. È lecito chiedere e conoscerne i motivi? Sembra il minimo davanti a una schiarita così rapida e importante.

Con la convenzione dodecennale si rischia anche di mettere un tappo su altre possibili soluzioni che si sono affacciate nei mesi precedenti la pandemia, compresa quella cinese, presentata in anteprima da questo giornale nello scorso mese di febbraio. Una clausola prevede il recesso dal vincolo dei 12 anni nel caso in cui qualcuno presenti una manifestazione di pubblico interesse sull’immobile. Basterà a non demotivare eventuali investitori?

Infine, ma non per importanza, resta la domanda delle domande: confermare di fatto lo stadio lì, dov’è adesso, con tutti i problemi di traffico, di sicurezza pubblica, di caos e disturbo dei residenti e dei turisti sopravvenuti nel tempo, è l’opzione giusta rispetto alla costruzione di un impianto per attività di agonismo professionistico fuori città? È un dibattito che dura da oltre vent’anni.

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