Le imprese lariane nella morsa della crisi investano sui giovani e sull’innovazione

Come cittadino, come padre di famiglia, sono fortemente preoccupato dalla particolare congiuntura economica che attanaglia il nostro Paese. Sono ancor più fortemente preoccupato per la situazione economica del nostro territorio, su come arranchi l’economia, sulla continua perdita di posti di lavoro nelle tante aziende artigiane, che sono l’ossatura dell’economia locale, costrette alla mobilità o peggio alla chiusura, perché non hanno sopportato il peso di una crisi finanziaria e produttiva che ha tolto loro quelle risorse economiche che avevano permesso negli anni passati di arrivare a costruire un tessuto produttivo di tutto rispetto.

Ma che fine ha fatto la generazione “bottega”, pane e lavoro, quella che, per esempio, ha scritto la storia di Cantù capitale del mobile? Nel riferirmi alla persistente congiuntura economica negativa, il mio tentativo è quello di portare all’attenzione della politica locale, come pure all’attenzione di chi siede in centri di potere non solamente economico, le difficoltà nel far “quadrare” i conti di un’economia locale che arranca sempre più, e di quanto non basti più affidarsi ai detti popolari e agli ottimismi facili, tanto che il detto “i falegnami sono una fucina di ottime idee” non basta a raddrizzare le sorti di un settore che sembra aver perso smalto e rallentato la sua corsa di crescita economica.
Come tutte le persone che amano sostenere il nostro territorio, pur ognuno con le proprie competenze e responsabilità, ritengo essenziale che professionalità, occupazione e innovazione costituiscano un ruolo cruciale per il settore dell’artigianato del legno e arredo delle piccole imprese, proprio perché chiamate a sostenere il loro settore sia in termini di crescita sia di creazione di posti di lavoro.
Ritengo che anche la scuola, a cominciare da quella canturina –  noi che ci teniamo ancora a essere i più bravi, orgogliosi di esserlo anche nei fatti – si debba adeguare ai tempi, creando nuovi corsi di formazione professionale adeguati alle necessità lavorative del territorio, che siano l’anticamera dell’inserimento nel mondo del lavoro di quella forza produttiva, di quei tecnici specializzati di cui il settore del legno e arredo denota la carenza se non la totale mancanza.
Una materia di studio interessante e coinvolgente potrebbe strutturarsi sulla conoscenza delle nostre attività di alta specializzazione nel campo del legno-arredo e artigiane in generale, come su quale sia stata l’evoluzione economica del nostro territorio, che è conseguenza del benessere generato da queste attività, creando curiosità e coscienza della tradizione.
La stessa formazione deve poi trovare anche continuità all’interno dell’unità lavorativa. Propongo così che vengano realizzati dei programmi di sostegno alla formazione continua nelle piccole imprese, sostegno che deve essere orientato verso quei corsi di formazione che si prefiggano l’obiettivo di migliorare le qualifiche professionali dei dipendenti. Si dovrebbero privilegiare, in particolare, i corsi di formazione seguiti fuori dalle ore di lavoro con sgravi fiscali, consentendo al datore di lavoro di recuperare le indennità e i contributi sociali relativi a tale salario supplementare.
Se è vero, come lo è, che il settore delle piccole imprese e dell’artigianato richiede un nuovo impulso, sia dal punto di vista gestionale sia occupazionale, è anche necessario che gli imprenditori comprendano tale filosofia che porti alla definizione di una nuova strategia di sviluppo per le piccole e medie imprese, essenzialmente basata sulle innovazioni tecnologiche e sulle sfide della globalizzazione. Questa opportunità è anche sostenuta dal settore comasco di Confindustria, che riconferma come nel più grande distretto mondiale dell’arredo le aziende non trovano tecnici specializzati, e che la Brianza comasca rischia di non agganciare con sicurezza la ripresa proprio per il motivo della carenza di tecnici e manodopera qualificata.

Renato Meroni

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