di Lorenzo Morandotti, Opinioni & Commenti

Le monete d’oro meritano uno scatto d’orgoglio

di Lorenzo Morandotti

Che estate memorabile. La notizia del ritrovamento definito «epocale» delle monete in via Diaz in un cantiere del centro storico ha riacceso i riflettori sull’identità profonda di Como, in modo forse mai così netto. In modo altrettanto chiaro e più di ogni altra occasione cinematografica,  il film di Netflix con Jennifer Aniston girato a Como e sulla Regina, ha schiacciato l’acceleratore sul fronte  Lariowood. Ora, direbbe Dante Alighieri, qui si dovrà dimostrare la “nobilitate” dei lariani, ovvero sta alla capacità dei comaschi di rimboccarsi le maniche  per essere all’altezza del proprio passato e del presente che esso può alimentare.

Tanto più che dietro l’angolo,   appena in tempo per poter organizzare qualcosa di serio, non episodico e coinvolgente non solo per gli specialisti, c’è il bimillenario della nascita di un illustre scrittore latino che Italo Calvino definì «protomartire della scienza sperimentale», Plinio il Vecchio (2023-2024).

Se, come pare, il tesoro aureo appena scoperto è destinato a rimanere nella città, probabilmente nei musei di Como, merita di essere valorizzato come volano turistico di primaria importanza, e quindi in un contesto adeguato. Altrove nel mondo per patrimoni culturali molto meno prestigiosi si creano musei con capacità di attrazione internazionale. Peraltro la scoperta non è avvenuta nel deserto: tutto il centro storico è una miniera da esplorare, lo sa bene chi intraprende un cantiere di ristrutturazione in città murata e deve scendere anche di pochi metri nel sottosuolo. Como non ha solo le monete di recente acquisizione ma stratificazioni di valori storici e artistici  che dall’epoca preromana (va menzionato almeno il cerchio litico accanto al Sant’Anna, “Stonehenge” lariana unica in Italia) arrivano fino al Razionalismo del Novecento. Merita quindi ribadire  il significato di città di transito  aperta all’Europa che ebbe nel 59 avanti Cristo, quando  Giulio Cesare fondò appunto proprio a Como un grande centro urbano di frontiera nel mezzo della convalle bonificata. Sono notevoli le vestigia  di epoca romana, a cominciare proprio dalle sale dedicate al periodo al Museo Giovio di Como, e poi ci sono le mura, valorizzate dalla recente fiera patronale di Sant’Abbondio che ne ha recuperato la funzione collettiva e conviviale con le attività legate all’enogastronomia. Proprio la valorizzazione del sistema di fortificazioni sotto le quali sono stati tra l’altro realizzati interessanti rifugi antiaerei in epoca bellica potrebbe essere un  ulteriore motivo di indagine, scavo culturale e valorizzazione come giacimento di pubblica utilità per richiamare turisti e amplificare la nei lariani la consapevolezza di avere radici molto ramificate ed estese lungo l’asse della storia. Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica, e per essere all’altezza di tale eredità occorrerebbero pazienza, pianificazione e investimenti: solo per fare un esempio, i musei non hanno un direttore che ne determini e ne guidi le attività con una ricerca scientifica orientata anche a mostre di richiamo almeno nazionale. In assenza di uno scatto di orgoglio, avrà più senso custodire le monete altrove.

12 settembre 2018

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