LE STATISTICHE E LA VITA REALE

di DARIO CAMPIONE

L’indagine sulla qualità della vita
In provincia di Como si vive meglio. Lo affermano i numeri. Le statistiche. Meno reati, più lavoro, più tempo libero da dedicare alla lettura o alle attività ludiche.
In provincia di Como la vita ha più qualità. Ma la gente non se n’è accorta. Anzi, interrogati a proposito i cittadini affermano il contrario. Lo “sentono” sulla propria pelle, che le cose non funzionano.
I computi aritmetici non hanno riscontro sul “sentiment” delle persone. Non sempre. Il caso più lampante
riguarda la criminalità.
Secondo quanto pubblicato ieri dal Sole – 24 Ore nella sua tradizionale ricerca di fine anno, nel giro di 12 mesi sul Lario sono crollati i furti, gli scippi, le truffe. E persino i raid dei topi d’appartamento, passati da 451 a 175 ogni 100mila abitanti. Una situazione assolutamente positiva, che non si traduce però in un’analoga percezione. Al contrario – e sembra un paradosso – da un anno all’altro i cittadini credono di vivere in un territorio meno sicuro e con maggiori problemi di sicurezza.
Negli ultimi 19 anni il numero dei reati in Italia, nel loro insieme, non è cambiato. In alcuni casi particolarmente significativi è addirittura calato. Un esempio: dal 1991 al 2009 gli omicidi volontari si sono ridotti di un terzo da 3,3 a 1,1 per 100mila abitanti. La “minaccia” criminale, però, è letteralmente esplosa. Nel 1997, l’Osservatorio Ispo di Renato Mannheimer indicava nel 16% la quota di italiani convinti che la criminalità fosse tra i due problemi più urgenti da affrontare. Nel 2000 la quota di persone che riteneva urgente lo stesso problema era raddoppiata: 35%. Nel 2008, un’indagine dell’Istituto Demos di Ilvo Diamanti ha posto la criminalità al primo posto fra le preoccupazioni degli italiani (40% di intervistati).
Insomma, le statistiche e le indagini demoscopiche non si parlano. Non dialogano.
Spiegano gli esperti in materia che la sicurezza è connessa alla certezza delle regole, alla routine della quotidianità, alla prevedibilità dei comportamenti umani, alla regolarità delle relazioni sociali, alle abitudini, alla familiarità. L’ideologo del Labour Party di Tony Blair, il sociologo Anthony Giddens, ha più volte spiegato come tutto ciò che non sia familiare venga percepito come estraneo, sconosciuto, nuovo, imprevedibile e quindi rischioso.
«La sicurezza è connessa alla routine e dipende dalla diffusione delle abitudini e dalla familiarità delle relazioni – ha scritto Giddens – e quando esse vengono in qualche modo sconvolte, subentrano stati d’ansia capaci di scardinare le proprie certezze, causando ansie e frustrazioni derivanti dalla impossibilità di controllare le situazioni».
Lo scarto tra realtà ed emozione è legato anche al mutamento radicale del paesaggio urbano e sociale. La “rete” che ciascuno di noi tesse ogni giorno intrecciando relazioni personali ha maglie sempre più larghe. Incapaci di trattenere, frenare, contenere.
Paura e inquietudine non diminuiscono sulla base dei numeri delle procure o delle forze dell’ordine ma quando cresce la fiducia nel futuro. Quella fiducia che, adesso, non c’è.

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