L’empatia degli spazi per uscire dal tunnel

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Cerchiamo di guardare se possibile oltre l’emergenza e i suoi rosari di percentuali e ruolini di marcia giornalieri.  A soli 11 anni dal successo di Expo, Milano ospiterà le olimpiadi invernali nel 2026. L’accoppiata con Cortina ha fatto già immaginare importanti ricadute anche per il Lario data la vicinanza di Como con la Valtellina, sede di un villaggio olimpico a Livigno e di numerosi teatri di gara. Oltre a essere un esercizio di speranza, forse vale la pena già orientare gli sforzi su quell’obiettivo che è più dietro l’angolo di quanto non si pensi, date le energie che comporterà far ripartire il Paese.

L’obiettivo è sicuramente   lontano nel tempo ma, come accadde per l’esposizione universale milanese che fu leva per rialzare le sorti di un territorio dopo gli anni di magra della crisi, per intercettare le ricadute di un evento planetario e sviluppare strategie adeguate, non è mai troppo presto per iniziare a ragionare. Specie se si esce da un tunnel il cui attraversamento ha comportato un cambiamento nella percezione del mondo, dei rapporti di forza, del ruolo dell’individuo nel tessuto sociale. Occorre ribadire che di  primaria importanza saranno le infrastrutture, i collegamenti, la logistica, la comunicazione, la capacità di promuovere il territorio?

Esercitiamoci fin d’ora a progettare modelli, scenari e strategie, per ora virtuali, di una rinnovata ricettività per non farci trovare sprovveduti come principianti al momento dell’auspicata ripartenza. E che siano metodologie basate sulla sostenibilità perché se c’è una cosa che il virus ci ha fatto capire è che l’equilibrio delle forze in campo sul pianeta è essenziale alla sua sopravvivenza. Altrimenti di quelle auspicate ricadute si gioveranno altri mercati: il profitto non viene attratto dalla sola simpatia, la bellezza se è nascosta non rende.

Servirà lavoro, speriamo per tutti nessuno escluso. Ma possiamo farcela se non dormiamo solo su precedenti allori e dividendi accumulati. E se partiamo da una nuova consapevolezza dei tesori che abbiamo: i luoghi anzitutto, che tornati a riveder le stelle dovremo riabbracciare come le persone a noi care e per ora distanti per causa sanitaria.

“Empatia degli spazi”. è il titolo di un libro fondamentale edito un lustro fa da Raffaello Cortina, opera di Harry Francis Mallgrave, pioniere degli studi sull’applicazione delle neuroscienze alla teoria architettonica, docente di Architettura presso l’Illinois Institute of Technology. Un approccio che serve al Lario per ripartire: far tornare il tessuto urbano al centro della discussione come sistema di elementi connessi con i nostri sistemi neurologici più profondi. Perché, come lucidamente spiega Mallgrave, l’architettura, cui tanti contribuiti hanno dato i comaschi e non solo nel secolo scorso, non è un’astrazione concettuale bensì una pratica incarnata, e lo spazio architettonico si costituisce primariamente attraverso un’esperienza emotiva sviluppata su tutti i cinque sensi. Studi come questi invitano non solo a conoscere meglio quella meravigliosa macchina senziente e costruttrice che è l’uomo ma anche a migliorare gli ambienti in cui vive, a dare loro senso in modo condiviso.

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