L’infinita superficialità dei presuntuosi

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di Giorgio Civati

Non so se c’entra il Covid oppure no, se la pandemia ha messo in circolazione qualcosa di nuovo oppure ha semplicemente confermato – e di certo anche evidenziato – un modo di fare già diffuso. Di certo c’è che da più di un anno esprimere pareri è diventato qualcosa di più di una possibilità. È quasi un obbligo: tutti che esterniamo, pontifichiamo, discettiamo, critichiamo e magari anche proponiamo soluzioni. Per strada, tra amici, al bar, anzi fuori dai bar perché per mesi e mesi ne siamo stati esclusi, relegati sul marciapiede invece che al bancone, e poi al lavoro, in famiglia, sempre e comunque. Ovviamente su internet, soprattutto su internet, “luogo” dove basta un clic per mandare nel mondo il proprio punto di vista. E lo facciamo, tutto questo, parlando anche e soprattutto di Covid nella maniera più ampia possibile.

Quasi tutti hanno un parere, e fin qui ci sta anche se non è che proprio di tutto e su tutto si debba dire la propria. E un po’ di modestia nel trattare, per dire, temi scientifici non sarebbe male. Per chissà quale ragione, comunque sia, oltre ad avere un parere e un’opinione, quasi tutti si sentono anche in dovere di esternarle le loro spesso modeste e a volte sbagliatissime convinzioni. Scuole e riaperture delle palestre, prevenzione e mascherine, anticorpi e vaccini, misure economiche e disagio psicosociale, protocolli di cura e vacanze in Italia o all’estero: ogni argomento è buono per polemizzare.

E pensare che solo un anno fa sembrava che stesse per riacquistare valore la competenza. Siamo stati, troppo brevemente, innamorati di medici e infermieri e volontari vari che tiravano avanti questa acciaccata Italia in condizioni pessime per loro e in momenti davvero bui per tutti noi. Ma è già passata: sul banco degli accusati ormai ci sono finiti e ci finiscono tutti, a giorni alterni, i medici-eroi e gli infermieri-angeli di un anno fa, l’ex premier Conte e l’attuale presidente del Consiglio Draghi, il virologo pessimista e la immunologa speranzosa. Macché, la competenza vale niente e la conoscenza mica serve per parlare di qualcosa; ne sappiamo sempre noi una più degli altri, ce l’ha detto l’amico, la zia, il panettiere di fiducia o il cassiere di banca che non si può non credergli.

Quando, dunque, sarà sconfitto o almeno messo sotto controllo il Covid, potrebbe essere utile ricordarsi che comunque non è stata sconfitta la presunzione che ci induce a dire la nostra su tutto, la incontrollabile voglia di dire la nostra anche se nessuno ce l’ha chiesto, la supponenza che noi al posto del sindaco, del primario, del capo del governo o anche solo del vicino di casa avremmo sicuramente fatto di più e di meglio. Potrebbe risultare importante ragionarci un po’ sopra perché se è vero che non è stato il Covid a farci diventare così, se dare pareri e opinioni è lo sport nazionale più ancora del calcio, se tutto ruota intorno a noi e alle nostre convinzioni che spesso non hanno basi se non una infinita superficialità o arroganza allora, pandemia a parte, abbiamo comunque un problema.

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