L’interrogatorio: l’insegnante di scuola guida si difende e nega le molestie

Como, Tribunale dall'alto

Ha risposto alle domande del giudice, sostenendo di non aver affatto molestato la ragazza che si era rivolta alla scuola guida dove lavorava per ottenere la patente. Atteggiamenti che sarebbero avvenuti nel corso delle lezioni pratiche. Avrebbe detto che i suoi atteggiamenti non erano affatto morbosi, anche perché non li avrebbe mai fatti in luoghi pubblici alla vista di tutti. Avrebbe infine detto che lo stesso atteggiamento scherzoso ma non morboso lo utilizzava con tutti, ragazze e ragazze indistintamente. Alla fine, il suo avvocato (Massimo Ambrosetti del foro di Como) avrebbe anche presentato una istanza per chiedere la revoca della misura interdittiva che fissa il «divieto assoluto a esercitare l’attività di insegnante di scuola guida e le attività di insegnamento con riferimento a tutte quelle attività che consentano un rapporto personale ed esclusivo con studenti». L’interrogatorio si è tenuto nelle scorse ore davanti al giudice delle indagini preliminari che aveva firmato la misura cautelare, il gip Carlo Cecchetti.
Il pm Massimo Astori, accogliendo le risultanze dell’indagine della squadra Mobile, aveva infatti chiesto la misura cautelare. L’uomo, un 68enne ex insegnante di scuola superiore residente a Como, è indagato a piede libero con l’ipotesi di reato di violenza sessuale. Secondo la ricostruzione accusatoria, nel corso delle lezioni pratiche della scuola guida per cui lavora, con sede a Como, avrebbe allungato le mani su una ragazza che stava cercando di ottenere la patente. Baci, strusciate, palpeggiamenti delle gambe mentre la giovane guidava, che hanno convinto la ragazza prima a lasciare la scuola, poi a denunciare l’istruttore alla Procura della Repubblica. È nato così il fascicolo che nella giornata di martedì della scorsa settimana ha portato gli uomini della squadra Mobile di Como a notificare al sospettato la misura cautelare interdittiva. Secondo il giudice firmatario della misura, l’indagato avrebbe imposto i propri comportamenti contro la volontà della ragazza che lo ha denunciato. I fatti sarebbero avvenuti tra l’8 luglio 2020 e il 3 settembre, sempre del 2020.

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