Lite tra famiglie: condanne per oltre 7 anni. Due nuclei si affrontarono per questioni di vicinato

Tribunale di Como

La lite era degenerata. Uno scontro tra due nuclei famigliari – risalente all’8 agosto 2014 a Capiago Intimiano – che aveva visto citati, nei capi di imputazione, spade («puntate al collo», si legge) e martelli («non fu usato ma lanciato via», hanno detto i testimoni in aula) che portarono alle contestazioni di rissa, estorsione, ingiurie e minacce. Ben sette le persone che si fronteggiarono, e che poi sono finite in aula dopo l’unione di due procedimenti distinti. Nelle scorse ore, il Collegio di Como ha letto la sentenza che ha portato alla condanna della metà del gruppo (quattro persone su sette) a pene che vanno da un minimo di sette mesi (per una 68enne difesa dall’avvocato Davide Arcellaschi) ad addirittura 4 anni ed un mese per un 48enne.
A quest’ultimo è stata contestata l’estorsione in danno della famiglia avversaria (chiedeva 27 mila euro per delle prestazioni infermieristiche mai saldate, a suo dire), mentre la rissa è stata per tutti riqualificata in lesioni.
Altre due condanne sono state a 2 anni e 3 mesi e a 11 mesi. In totale dunque, per la lite di vicinato sono state lette pene per 7 anni e 10 mesi. I quattro condannati, in parti diverse, dovranno anche risarcire i danni in via provvisionale per complessivi 9.000 euro.
Tre, come detto, gli assolti, componenti del secondo nucleo famigliare. Furono in quattro a farsi refertare al pronto soccorso, per un totale di poco meno di 70 giorni di prognosi, 45 per un nucleo e 22 per l’altro. «Il perché della rissa? – aveva raccontato in aula uno degli indagati ricordando quella sera – Arrivavano a casa sgommando, sbattendo le imposte. Uscii in giardino e dissi “bravi”. Poi fui aggredito alle spalle e buttato contro il divisorio».

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