Lo spostamento del municipio da Palazzo Cernezzi alla Ticosa. Lo sguardo possibilista dei tecnici

Area Ticosa

Ingegneri, architetti e imprese edili guardano con curiosità e interesse alla proposta lanciata dal Comune di spostare in Ticosa il municipio. Nessuna bocciatura pregiudiziale, nessuna critica a prescindere.
Cautela, certo. Perché il progetto è tuttora soltanto abbozzato e le problematiche da affrontare tanto numerose quanto complesse. Ma tutto sommato, i primi commenti sono improntati all’apertura di credito.
Mauro Volontè, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Como, mette subito in chiaro di parlare a titolo personale e di non essere un urbanista. «Noi abbiamo ottima collaborazione con il Comune proprio attorno al tavolo che si occupa della programmazione urbanistica – dice – esprimo quindi una valutazione frutto di considerazioni mie, in attesa di confrontarmi sul tema con il mio consiglio».
Il dato di partenza di Volontè è la forte crescita del turismo a Como. «La città ha bisogno di rivedere la sua viabilità e di nuovi parcheggi. Per questo motivo l’area della Ticosa non può essere tenuta ferma anni. Nel progetto del Comune sono previsti, sembra, 900 o mille parcheggi. Un fatto positivo, che si unirebbe a una migliore accessibilità degli uffici, soprattutto da parte di chi non vive nella cinta murata». Due, quindi, a detta di Volontè, i punti di forza dell’idea: eliminare ostacoli agli utenti del municipio e incrementare l’offerta di posti auto.
Più complicato, invece, il giudizio su che cosa fare del Palazzo una volta spostati gli uffici. «Sicuramente non chiuderlo e dimenticarlo», dice Volontè, senza però aggiungere altro.
Il presidente dell’Ordine degli architetti lariani, Michele Pierpaoli, prende le mosse per la sua riflessione dal «valore pubblico significativo dell’area di via Grandi. Abbiamo più volte ribadito, anche di recente, come questo fosse un punto di partenza necessario. Nelle migliori esperienze di città grandi e piccole si è visto che funzione pubblica e spazio pubblico sono gli elementi in grado di scatenare processi positivi in chiave urbanistica».
Il primo passo compiuto dalla giunta, quindi, è giudicato da Pierpaoli «interessante, anche per la sua valenza simbolica fortemente significativa. Da qui si può andare avanti a ragionare e valutare la costruzione di tutti i necessari aspetti collaterali».
Aspetti che sono numerosi e ovviamente molto complessi.
«L’idea di spostare il municipio non l’ho mai considerata come improponibile – dice ancora il presidente degli architetti lariani – era una delle possibilità e come tale va affrontata. Dev’esserci un approccio razionale, bisogna valutare l’efficacia del processo. Serve quindi un confronto significativo: sia sulle questioni di metodo sia sui grandi temi quali la viabilità, l’interconnessione delle parti. Al di là di che cosa si intende fare, conta anche il come».
In ogni caso, aggiunge Pierpaoli, «affrontare in modo radicale» la questione della collocazione del municipio «potrebbe essere interessante. Ho dovuto spesso prendere atto della “diaspora” degli uffici o della necessità di aggiornamenti significativi in termini strutturali», motivo per cui la proposta lanciata in giunta non è comunque da scartare a priori.
Sul fronte delle imprese edili, sia il presidente comasco di Ance Francesco Molteni sia il presidente lombardo Luca Guffanti parlano di scelta potenzialmente utile. «Su un’area di proprietà comunale è corretto partire da un’idea simile, ovvero dalla destinazione a servizio pubblico – dice Molteni – Ovvio che vada poi valutato il progetto nella sua interezza. Como ha bisogno di risposte sul terreno del turismo, della cultura, dei servizi. Meno, forse, sulle residenze».
«Portare gli uffici in Ticosa e mettere sul mercato edifici pubblici in centro storico con l’obiettivo di valorizzarli potrebbe essere una scelta interessante – dice dal canto suo Guffanti – Non so se la migliore, ma a priori non è un’idea sbagliata. Anche le categorie avevano pensato alla Ticosa come approdo per la cittadella delle associazioni d’impresa. La presenza di uffici pubblici non sarebbe d’ostacolo a una simile prospettiva. E comunque, in zona cimiteriale, meglio questo che le residenze».

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