Lo Stato taglia, Como nella top ten

altIl capoluogo lariano ha perso oltre 14 milioni di euro nel giro di soli 4 anni
Tagli per 14 milioni di euro in 4 anni. Dal 2010 al 2014, lo Stato ha ridotto del 60% i trasferimenti al Comune di Como.
Un taglio drastico, che ha influito notevolmente sulla situazione finanziaria di Palazzo Cernezzi e i cui effetti sono tra i più pesanti in assoluto tra i capoluoghi italiani.
Il quadro completo degli effetti delle manovre messe in atto dal 2010 a oggi dai governi di centrodestra, tecnici e dall’esecutivo in carica è stato analizzato nel dettaglio ed elaborato dal

Centro Studi Sintesi.
I dati sono stato poi diffusi ieri dal quotidiano economico Il Sole-24 Ore.
Il calcolo è stato fatto sulla base degli ultimi 4 interventi di finanza pubblica che hanno dato una netta sforbiciata ai bilanci comunali: il decreto legislativo 78 del 2010, il “Salva Italia” del 2011, la spending review 2012 con la relativa legge di stabilità del 2013 e il decreto “Bonus Irpef”, il più recente. I ripetuti tagli, come denunciato a più riprese soprattutto dai sindaci, «si sentono e si ripercuotono direttamente sui cittadini».
Gli amministratori locali denunciano in continuazione le crescenti difficoltà a far quadrare i conti che si trasformano poi in aumenti delle tasse locali oppure in riduzioni dei servizi, dall’asfaltatura delle strade ai tagli in tutti i settori.
La classifica pubblicata dal quotidiano economico analizza la situazione di 101 comuni capoluogo italiani per verificare quali siano quelli maggiormente colpiti dai tagli dei trasferimenti statali.
Como è al decimo posto della graduatoria, con una riduzione complessiva del denaro statale di 14,1 milioni di euro.
Tra le prime 10 città maggiormente penalizzate dalle riduzioni spiccano ben 7 Comuni lombardi, a partire da Lodi, che occupa il vertice della graduatoria con un taglio dei trasferimenti pari al 72%.
Seguono Brescia e Lecco, rispettivamente a -70% e -69%, quindi in quinta posizione Milano, in settima Monza e in nona Varese. Seguita, come detto, da Como. Sul versante opposto della classifica compaiono invece le città capoluogo del Sud.
Il Comune che ha avuto meno tagli è L’Aquila, che nel 2012 è stata però esentata dalla spending review a causa del terribile terremoto. Al centesimo posto c’è Caserta, con un taglio del 19% dei trasferimenti, preceduta da Messina, Cosenza, Napoli e Palermo.
Uno sguardo d’insieme alla situazione italiana evidenzia un taglio medio nei 101 capoluoghi del 46% dei trasferimenti statali complessivi.
In totale, la riduzione delle risorse erogate da Roma ai Comuni capoluogo ha superato i 3 miliardi di euro. I numeri indicati dal quotidiano della Confindustria non sono certo una sorpresa per il sindaco di Como, Mario Lucini.
«La situazione, purtroppo, è nota ed è stata più volte spiegata alla città – afferma il primo cittadino – Questo lo abbiamo fatto soprattutto in occasione della presentazione del bilancio 2014, che più di tutti ha subìto pesantemente i tagli del governo».
L’aumento delle tasse, secondo Lucini è l’unica soluzione possibile per gli amministratori.
«La conseguenza evidente è che viene trasferito ai Comuni l’obbligo di aggravare il prelievo sui cittadini per garantire i servizi – continua il sindaco di Como – È una situazione rappresentativa di una realtà che è sempre più difficile. I cittadini pagano di più ma i Comuni hanno meno soldi di prima. Nel bilancio 2014, oltre ad aver tagliati tutti i trasferimenti, che nel 2011 ammontavano a 20 milioni di euro, il Comune di Como dovrà girare a Roma 7 milioni di euro».

Anna Campaniello

Nella foto:
Palazzo Cernezzi ha subìto tagli pesantissimi al suo bilancio negli ultimi anni

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