Maggioranza in crisi al dunque con il bilancio

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di Marco Guggiari

Quindici mesi fa, nel mese di novembre 2018, Forza Italia usciva dalla giunta comunale di Como, impegnandosi ad assicurare il proprio appoggio esterno. Tradotto: nessun assessore nella squadra guidata dal sindaco Mario Landriscina; voto a favore dei punti di programma concordati all’inizio dell’esperienza amministrativa; mani libere su tutto il resto.

In tutto questo tempo non è avvenuta alcuna ricucitura che, a strappo appena compiuto, pareva possibile. Adesso, con il voto sul bilancio di previsione, l’atto più importante di un Comune, siamo arrivati al dunque. Per due volte in una settimana è mancato il numero legale che rende valida una seduta consiliare e in entrambi i casi è risultata decisiva l’assenza di quattro consiglieri su cinque di Forza Italia.

Siamo sostanzialmente in una situazione di paralisi e di assoluta incertezza che non fa bene a una città già in grave ritardo e in estrema difficoltà nel risolvere i problemi aperti e nel realizzare nuove opere.

Per essere chiari, le colpe, come sempre in questi casi, sono equamente ripartibili. Ne ha Forza Italia, ne hanno il resto della maggioranza e la giunta che hanno sottovalutato la frattura.

Dal vertice di qualche settimana fa non è uscita una soluzione e il risultato è questo stallo perché il partito di Berlusconi ha colto nel bilancio un’ottima arma di pressione per ottenere chiarezza definitiva. E proprio di questo, al di là dei metodi, c’è indubbiamente bisogno. Il giro di boa del quinquennio amministrativo è già avvenuto. Il tempo rimanente deve essere usato per un decisivo cambio di marcia. Traccheggiare, muovendosi adagio, in ordine sparso, senza una meta non può corrispondere alle aspettative dei comaschi. E non può bastare. Diciamo questo, pur consapevoli che affinché la seduta consiliare di dopodomani sera sia valida basterà la presenza di soli tredici consiglieri. Lo prevede il regolamento. Ma, se il numero dei presenti fosse soltanto quello o di poco maggiore, e se Forza Italia fosse ancora assente, la crisi potrebbe dirsi virtualmente aperta. A meno che, nell’epoca della politica liquida, prevalesse la finzione anche davanti ai numeri, che non sono mai opinioni.

Nel centrodestra comasco è in atto da tempo un riposizionamento di potere, che scaturisce dai nuovi rapporti di forza a livello locale e nazionale.

Non deve però avvenire sulla pelle dei cittadini e delle istituzioni. Uno stillicidio da qui alla fine dell’attuale mandato sarebbe quanto di più negativo si potrebbe fare. Per Como, ma anche per la politica, che già non gode di buona salute. E per chi decidesse di restare in campo a dispetto di tutto.

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