Magni, grappino conviviale

Memorie da sfogliare

È un libro di memorie brianzole quello dello scrittore e giornalista erbese Emilio Magni. La nuova edizione del suo Grappino armandolato, pubblicato da Alessandro Dominioni (pp. 116, euro 13) è, prendendo in prestito le parole di Pupi Avati, prestigiosa firma della prefazione, «una grande foto di una comunità, come nelle vecchie istantanee scolastiche, immagini di un microcosmo dove il mondo si riflette nella sua incertezza: il buono, il bello, il cattivo, il mito, l’illuso».
I personaggi, infatti, pur frutto di fantasia, rispecchiano

realisticamente la difficile vita di provincia accompagnata dal dolore della guerra, che non ha risparmiato neppure le aree contadine dell’Erbese, ma anche dall’umanità e da quel senso di appartenenza a una comunità ormai quasi del tutto scomparso.
I protagonisti appartengono al mondo semplice della Brianza, si muovono tra vie e contrade di Erba, assistono ai cambiamenti portati dal progresso e non sembrano disdegnarlo, frequentano osterie ma non sono blasfemi. Sono l’anima di una società viva e variegata: se c’è chi si prepara con cura alla “messa grande” di Natale, non manca chi, invece, vaga per locali equivoci in cerca d’amore. Qualcuno si occupa di politica, altri non sono mai usciti dal paese e non conoscono nemmeno l’esistenza delle saponette. Pur nella loro diversità, però, i vari personaggi non potrebbero esistere gli uni senza gli altri. Uno spaccato sociale degno di essere ricordato. I racconti, infatti, sono una preziosa testimonianza di usi, abitudini e tradizioni locali, sapientemente ricostruiti dall’autore, attento alla psicologia dei suoi personaggi, che alla fine al lettore sembra di aver conosciuto di persona.

Cristina Fontana

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