Mani in tasca per favore È arrivata l’influenza

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Allora, vi siete vaccinati contro l’influenza stagionale? Non lo avete fatto perché la ritenete una malattia da poco? Fate male, l’abbiamo già scritto, non va sottovalutata. O forse perché non appartenete alle categorie a rischio? Bene, allora però seguite comunque questa “dritta”: lavatevi spesso le mani e non toccate troppo quelle degli altri. Anzi, se proprio non è indispensabile, potremmo toccarci tutti un po’ meno, almeno in questa stagione? Intendo darsi la mano per salutarsi e, anche se vale per una categoria più ristretta, “passarsi il gesto della Pace”. Quello che avviene in Chiesa durante la Santa Messa per intendersi. È universalmente riconosciuto che i virus stagionali, non solo quello dell’influenza contro il quale ci si può vaccinare, ma anche i parainfluenzali non meno pericolosi, si trasmettono con il contatto fisico, anche molto più che per via aerea. Le mani appunto. Si, va bene, ma la gente se le lava. Mah. Mah. Dando per scontato, e non sempre lo è, che uno abbia fatto un uso igienico delle proprie mani prima di venire in ufficio, o in un negozio, o in chiesa, serve all’esposizione sapere che durante l’ultima Messa cui ho assistito due persone vicine a me si sono toccate gli occhi, una ha esplorato il vestibolo nasale ed altre tre hanno messo le mani in bocca. E dopo devono passare la Pace dando la mano al proprio vicino? E con queste milionate di germi? Non è questione di essere schizzinosi, chi scrive ne fa di ben peggio nel proprio mestiere, ma in condizioni protette. Ma soprattutto, è indispensabile salutarsi dandosi la mano? Sarebbe così riprovevole un piccolo gesto di sollevamento della mano, un sorriso, una bella parola?  Tutte le pratiche mirate alla prevenzione dell’influenza stagionale prevedono l’attenta lavatura delle mani più volte al giorno. Bene. Allora facciamo un passo oltre, e teniamocele in tasca. Lo so, si rischia di passare per patofobi, anzi misofobi e germofobi, ma lo chiediamo solo per tre – quattro mesi all’anno. Certo, questo non cancellerà l’influenza dall’umanità, però potrebbe fortemente aiutare a contenerla. Ma la gente ha bisogno di contatto umano, ha necessità di sentire il prossimo vicino, in comunicazione, anche fisica. Proprio tutti? Sarebbe bello analizzare con sociologi e psicologi questo tipo di necessità. Molti lettori avranno sicuramente esperienza di amici o semplici conoscenti che nel parlare “toccano” continuamente una parte (lecita, ovviamente) dell’interlocutore. Un braccio in genere. In altri contesti, sempre tra amici o parenti, si sente il bisogno dell’“abbraccione”, e persino del bacio, quasi sempre poco più che stilizzato, giusto guancia-guancia. Niente in contrario, possiamo però rimandare tutto questo trasporto fisico alla primavera, quando l’epidemia influenzale sarà verosimilmente terminata?

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