Manzoni – Il “fumetto” degli umili

Capolavori illustrati – Tornano in volume grazie all’editore Cattaneo le tavole dedicate al romanzo da Giacomo Mantegazza
«Quest’opera dell’arte grafica è degna del grande Manzoni, che molto amava le illustrazioni che ancor più accendevano la fantasia dei lettori».
Parola di Ermanno Olmi, il celebre regista de L’albero degli zoccoli, di Terra madre e de Il villaggio di cartone, che ha saputo tradurre in suggestive visioni la storia dimenticata degli umili, e che qui si riferisce alle opere grafiche realizzate dal pittore Giacomo Mantegazza (1853-1920) per I promessi sposi, romanzo degli umili per eccellenza.
Allievo di Gerolamo Induno, Mantegazza
seguì i corsi dell’Accademia di Brera e si affermò nella pittura storica e in quella di genere.
Realizzò affreschi, come quelli del Santuario di Saronno, e divenne apprezzato collaboratore degli editori Sonzogno e Treves.
La pubblicazione delle sue illustrazioni per il capolavoro manzoniano si deve alla passione tenace dell’editore Paolo Cattaneo di Oggiono, la cui ininterrotta ricerca delle tavole sparse del pittore prende il via trent’anni fa, con l’acquisto in un’asta dei primi 31 fogli.
Da allora, la raccolta si è progressivamente incrementata con altri rinvenimenti presso collezioni private, aste, antiquari, mercatini, rivelandosi un unico grande ciclo iconografico riferito al romanzo.
Con l’edizione de I promessi sposi illustrati da Giacomo Mantegazza, l’editore brianzolo ha così presentato la terza grande edizione illustrata nell’Ottocento dell’opera del Manzoni, dopo quella del 1940 di Francesco Gonin e quella Hoepli del 1900 di Gaetano Previati.
Alle 180 illustrazioni che accompagnano la pubblicazione, originariamente diffusa nel 2009, se ne sono aggiunte altre 38 da poco rinvenute, recentemente presentate da Paolo Cattaneo, insieme all’edizione del romanzo, alla Società del Giardino di Milano, alla presenza di studiosi manzoniani e storici dell’arte.
«Penso che Manzoni sia presente in spirito per ringraziare Cattaneo» commenta Angelo Stella, presidente del Centro Nazionale Studi Manzoniani, che nell’incontro ha ricostruito la storia dell’illustrazione del romanzo a partire dalle prime edizioni, ricordando fra le altre le esperienze significative di Roberto Focosi e Gallo Gallina, la grande opera di Gonin e la suggestione visionaria delle tavole di Gaetano Previati, caratterizzate, secondo Fernando Mazzocca, da una «partecipe visione interiore».
Per poter partecipare al concorso indetto nel 1895 dall’editore Hoepli per l’illustrazione di una nuova edizione del romanzo, Previati si era stabilito a Lecco, trovando peraltro la città inaspettatamente costosa e turistica. All’origine del corpus di disegni di Mantegazza sembra vi sia la partecipazione dell’artista allo stesso concorso, ma dopo la vittoria di Previati i disegni realizzati da Mantegazza furono destinati a rimanere inediti per un altro secolo, all’infuori di otto tavole pubblicate da Vallardi nel 1923.
Il direttore emerito dei Musei Civici di Lecco, Gian Luigi Daccò, ricordando che le illustrazioni di Giacomo Mantegazza colpiscono per la qualità tecnica ma anche per l’originalità figurativa, sottolinea che tanto esse quanto quelle di Previati «si caratterizzano per una differenziazione rispetto alla tradizione consolidata: mentre il pittore ferrarese perviene a visioni profonde e inquietanti, Mantegazza attua una vera e propria traduzione disegnata del testo scritto», come accade per l’episodio di Cecilia o per il «branco di segugi», raffigurati davvero come cani e non come i bravi del Griso. I disegni dell’artista sembrano condurre la narrazione assieme al romanzo, con una grande capacità di messa in scena curata nei dettagli e nelle espressioni e destinata a vivificare ulteriormente, con il suo impatto figurativo, l’immedesimazione del lettore.
Ingigantiti dal primo piano, i volti dei due bravi che hanno appena lasciato l’attonito don Abbondio alla confluenza delle due stradine emanano l’eco del loro disprezzo nelle bocche distorte da un canto sguaiato, mentre realismo e dinamismo confluiscono nella sapiente illustrazione della furia di Renzo che minaccia il curato di fare «uno sproposito», dei concitati tumulti di Milano, della lenta processione al lazzaretto.
«Giacomo Mantegazza, più di altri artisti che si cimentarono nell’illustrazione delle vicende de I promessi sposi, sembra aver fatto tesoro delle aspettative che lo stesso Manzoni espresse», recita il commento alle tavole, considerato che lo scrittore curò personalmente le illustrazioni all’edizione del 1840 e «desiderava che le illustrazioni fungessero da importante contributo figurativo alla comprensione completa del romanzo».
Realizzate con la tecnica a china, acquerellata o a tratto, le immagini di Mantegazza fanno emergere, nei corpi, nei gesti, nell’ambientazione e nell’accurata figurazione dei paesaggi, i volti dei personaggi del romanzo e le memorabili vicende della sua trama.
A Milano la diffusione iconografica dell’opera manzoniana è stata fra i temi della recente mostra Immaginare e costruire la nazione. Manzoni da Napoleone a Garibaldi, aperta alla Biblioteca Braidense nell’ambito del 150° dell’Unità d’Italia.

Giuliana Panzeri

Nella foto:
Pagine immortali
Una  delle opere grafiche realizzate dal pittore Giacomo Mantegazza (1853-1920) per I promessi sposi, il romanzo degli umili per eccellenza

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