Cultura e spettacoli

Maturità, la professoressa divenne nonna e si addolcì

Memorie lariane
di Renzo Romano

Sono i giorni degli esami di maturità. Passavo ieri da piazza San Fedele quando mi sono sentito chiamare: «Prof, prof Romano…». E mi sono trovato abbracciato e baciato da una bella, non più giovanissima, signora.
Un attimo di incertezza, sono ritornato a più di trent’anni fa, in un giorno di luglio, impegnato negli esami di maturità nel mio istituto poco distante dalla piazza… Ho riconosciuto in quella quasi “cinquantina”, una mia alunna, l’Albertina, la mia “cocca”.
Le sue compagne dicevano

che ce l’avevo nella “manica”. Un po’ di ragione ce l’avevano, ma l’Albertina era brava davvero! Per lei la geometria era una sfida, i problemi un enigma da sciogliere a colpi di intuito e di logica.
In verità, quella di Albertina era, per dirla con un linguaggio da prof, “una bella classe”, una classe di quelle che quando fai lezione non ti accorgi del tempo che passa e neppure senti la campanella della fine dell’ora.
È cambiata “fuori” l’Albertina, mi racconta che è mamma, fa la maestra… Però “dentro” è la stessa di allora, gli occhi che parlano, il sorriso dell’intelligenza, la grazia nei modi.
Un prof, una sua ex alunna, tempo d’esami, riaffiorano il ricordi della maturità. Io sono il cosiddetto “membro interno”, l’aureolato prof, detto anche il “cireneo”, perché pronto a caricarmi sulle spalle ogni peccato dei miei alunni…
In verità mi trovo benissimo nella mia parte di strenuo e accanito difensore delle mie allieve (tutte ragazze). La commissione è presieduta da un prof di Nuoro, un piccoletto tosto e forzuto, testardo come un mulo, taccagno e avaro nei voti… Fa i conti al centesimo di punto con una calcolatrice tascabile che si è portato dall’isola assieme a una moglie gentile e sorridente, tuttavia insufficiente a compensare il ghigno perenne del consorte.
Commissaria di matematica è una prof anziana con uno spiccato accento bolognese, accento questo solitamente gradevole, ma nel suo caso semplicemente odioso e insopportabile. Così la tratteggia l’Albertina: «Quella di matematica, la classica e tipica prof che rende la sua materia indigesta anche agli studenti più bravi. Il suo atteggiamento durante la prova, un problema complicato di geometria, era del tipo: “Come ti muovi, ti fulmino”. Eravamo tutte letteralmente terrorizzate! Non potevi neppure girare la testa che cacciava un urlo…».
La prof di scienze arriva da un paesino del Salento. La scelta di Como è dovuta semplicemente al fatto che a Como abita uno zio che la ospita per tutto il periodo d’esami… È piacevole, simpatica, chiede a tutti i vulcani, ascolta senza mai obiettare, la commissaria ideale…
Prosegue l’Albertina: «Prof, a proposito dell’insegnante di matematica, io e tutte le mie compagne abbiamo avuto l’impressione che le sia successo qualcosa di importante perché ha cambiato improvvisamente atteggiamento, il grugno trasformato in sorriso, l’insofferenza in pazienza, la durezza in dolcezza».
«È vero, Albertina, il miracolo è scoppiato mentre eravamo tutti impegnati nella correzione degli scritti. È entrato il bidello per dire alla prof di matematica che la cercavano al telefono da casa. La prof, di corsa, si è precipitata in segreteria. È ritornata dopo pochi minuti che sembrava un’altra. Da incacchiata, immusonita, arrabbiata con il toto mondo, è rientrata sorridente, contenta, ringiovanita, rilassata! Agitatissima, ci ha detto, sprizzando gioia da ogni parte, che era diventata “nonna”. Qualche istante dopo sono arrivati un vassoio di dolci e una bottiglia di spumante su cui ci siamo buttati tutti, compreso il presidente. Eccolo il miracolo… Da quel momento tutto è cambiato. Per i commissari e, soprattutto, per i candidati. Perfino il presidente si è ammorbidito, forse, però, solo perché la moglie gli aveva comperato una serie di cravatte di seta firmate a prezzi scontatissimi nella tessitura di un mio amico al quale mi ero raccomandato (che cosa non si fa per i propri studenti!) quando nulla lasciava presagire il cambio di clima».
Albertina, inutile ricordarlo, prese un bel sessanta, che allora era il voto massimo… «Prof, peccato per la Caterina…».
«Che storia quella! Pensa, Albertina, che la sera prima dell’orale si fece vedere a tarda ora mentre cantava con il suo complesso musicale in uno spettacolo in piazza a Cernobbio. Il caso volle che tra il pubblico ci fosse la prof di scienze; fatto sta che il mattino dopo non le chiese i soliti vulcani, ma la classificazione delle rocce, e per la improvvida Caterina, già traballante in altre discipline, fu buio totale con inevitabile bocciatura».
Un trillo malandrino del telefonino… «Prof devo andare…». «Ciao Albertina!». Caterina che canta la sera prima dell’esame, la prof diventata nonna, il presidente capoccione… tutto svanisce nel ricordo.

Nella foto:
Studenti impegnati in una prova scritta degli esami di maturità. Un tempo l’incognita era rappresentata dai tanti commissari esterni, vale a dire i docenti giunti da altri istituti e affiancati da un solo professore della propria scuola
30 giugno 2013

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