Maxi-rapina al Casinò: fermato un dipendente. È accusato di essere il palo
Cronaca

Maxi-rapina al Casinò: fermato un dipendente. È accusato di essere il palo

Colpo di scena nelle indagini dei carabinieri di Campione d’Italia sulla clamorosa rapina al Casinò del 28 marzo scorso. Un colpo che fruttò al malvivente – che agì da solo – oltre 600mila euro.
Questo almeno era quello che si vedeva dalle immagini delle videocamere si sicurezza. Ma proprio la visione dei frame ha fatto emergere dei sospetti, ovvero che il rapinatore potesse aver avuto un complice per spianargli la strada, facendolo entrare nell’ascensore con cui si introdusse nel Casinò.
La conferma è arrivata ieri. Dopo due mesi ininterrotti di indagini è stato fermato un dipendente della casa da gioco, accusato di concorso in rapina aggravata. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe aiutato il bandito solitario che ha materialmente messo a segno il colpo, ancora non identificato, permettendogli di accedere all’ascensore riservato al personale e poi di arrivare all’ufficio cassa facendosi quindi consegnare il ricco bottino.
Il dipendente fermato ieri è sempre stato regolarmente in servizio dopo la rapina ed è stato bloccato dai carabinieri proprio mentre stava lavorando.
Nei suoi confronti è stato emesso un provvedimento di fermo del pubblico ministero, firmato da Daniela Moroni, il magistrato titolare dell’inchiesta.
In carcere è finito Roberto Bernasconi, 54 anni, nato a Como e residente a Mendrisio, dipendente da molti anni della casa da gioco. L’uomo è il responsabile del reparto tecnico slot e tavoli.
Alla svolta, gli inquirenti sono arrivati – come detto – analizzando le immagini delle videocamere di sorveglianza interna e studiando nel dettaglio i movimenti sia del rapinatore che del presunto complice.
L’atteggiamento del dipendente fermato avrebbe poi destato qualche sospetto anche nei due operatori che erano alla cassa e che sono stati aggrediti e minacciati dal bandito.
Il rapinatore era entrato in azione alla mattina, quando la casa da gioco è chiusa e sono al lavoro solo i dipendenti.
Entrando dall’ascensore del personale, aveva raggiunto l’ufficio cassa e in pochi minuti, minacciando i dipendenti con una pistola, si era fatto consegnare oltre 600mila euro.

29 maggio 2018

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Redazione Corriere di Como

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