Mercoledì è il “Ticosa-Day”, in consiglio si vota sulla transazione con Multi
Cronaca

Mercoledì è il “Ticosa-Day”, in consiglio si vota sulla transazione con Multi

Mercoledì 18 luglio sarà il “Ticosa Day”. Un passaggio che si annuncia storico, quello in consiglio comunale a Como, e carico di significato.
L’assemblea di Palazzo Cernezzi deve infatti votare la delibera proposta dall’assessore alla Pianificazione urbanistica, Marco Butti, che risolve definitivamente il rapporto tra il Comune di Como e la Multi. In caso di voto favorevole – e i numeri sono completamente dalla parte di Butti – l’area tornerebbe in tutto e per tutto nelle mani del Municipio.

Dopo l’ok della giunta, in settimana è arrivato anche quello della Commissione II, un assenso ampio e non scontato. Contrario il solo Alessandro Rapinese (Rapinese Sindaco), il Pd ha scelto di astenersi al momento del voto, mentre l’ex assessore all’Ambiente, Bruno Magatti di Civitas, ha votato a favore. È vero che la delibera giunge pochi giorni dopo la prima bocciatura dell’era Landriscina, sulla questione relativa agli appalti, presentata dall’assessore Elena Negretti, ma sulla Ticosa non sono previste spaccature interne nella coalizione: lista civica del sindaco, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Il documento già vagliato dalla giunta e dalla Commissione conferma la proposta transattiva formulata dalla stessa Multi. L’impresa mantiene la caparra di 450mila euro e rinuncia a ogni tipo di vertenza in corso, cedendo, a titolo definitivo, l’area di cantiere. Dall’altra parte, il Comune, accettando la transazione, non potrà escutere la fidejussione di 3 milioni di euro, versata dalla Multi e bloccata dal Tar.

Il futuro dell’area, il promesso parcheggio nella zona già bonificata, il prosciugamento del laghetto malsano che si è formato dopo lo scavo di bonifica, e l’idea stessa di come sfruttare la grande cubatura edificabile, tra residenziale e commerciale, non sono ancora in discussione.

I critici più feroci affermano che il Comune, dopo aver già pagato salato l’area nel 1982, ora se l’è pure dovuta ricomprare. Undici anni fa, all’avvio del progetto di riqualificazione durante il primo mandato del sindaco Stefano Bruni, era difficile prevedere un simile sviluppo della questione. Sul tavolo c’erano 14 milioni di euro per Palazzo Cernezzi e un progetto con residenze, parcheggi, zone verdi e un’ampia area commerciale. C’erano pure due torri, la CityLife di Como, un progetto Porta Nuova in salsa lariana. La questione Ticosa torna invece un foglio bianco, ma di completa proprietà comunale, pur con una macchia, quella cella da bonificare.

Accontentiamoci di vivere il prossimo “Ticosa Day”, con il mese di luglio che si conferma, per chi conosce un po’ la storia della Tintoria Comense Società Anonima, un periodo cruciale.

L’ex grande azienda tessile lariana venne inaugurata proprio in luglio, il 20, di 147 estati fa, correva l’anno 1871. Un secolo e oltre più tardi, il 9 luglio 1982, il consiglio comunale di Como approvò la delibera di accensione di un mutuo Ina di 7,235 miliardi di lire (circa 13 milioni di euro) per acquistare l’area della Ticosa. La chiusura della tintoria più importante della città era stata invece annunciata con un telex spedito da Parigi, il 3 marzo 1980, dopo la rottura delle trattative sindacali.

Si sono poi vissute altre date, altrettanto importanti, su tutte quella già ricordata del 27 gennaio 2007, con l’avvio della demolizione dei ruderi e lo spettacolo pirotecnico offerto dall’olandese Multi, che si era aggiudicata la gara. Nei mesi successivi inizieranno a sorgere i problemi legati alla bonifica. Questione questa che rimane ancora aperta. Nella famigerata “cella 3” si deve ancora intervenire. Si tratta di una porzione non irrisoria, parliamo di circa 5mila metri quadrati e di costi stimati in due milioni di euro. Tanti soldi, troppi per le casse del Comune di Como.

Il passaggio di mercoledì prossimo rimarrà ad ogni modo un concreto passo avanti, dopo anni di bonaccia.

14 luglio 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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