Mesi di discussione, ma nei cimiteri sempre meno operai

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Parlano i sindacati della funzione pubblica
L’assessore laconico: «Purtroppo non abbiamo in mano la bacchetta magica»

Due mesi dopo l’esplosione di una gigantesca polemica sul vuoto di organico nel settore cimiteriale di Como, nulla è cambiato.
Gli addetti al lavoro si contano tuttora sulle dita di una mano. La situazione rimane «insostenibile», così come riconosce lo stesso assessore Marcello Iantorno.
Mentre i problemi di gestione dei nove camposanti della città si fanno ogni giorno più gravi.
Dice Vincenzo Falanga, sindacalista responsabile della categoria del lavoro pubblico per la Uil

lariana: «Le nostre proposte e istanze sono tuttora sul tavolo – dice – Sono trascorsi mesi ma non è emerso ancora nulla, siamo in attesa di risposte anche alle proposte che abbiamo formulato».
Stesso discorso giunge da Matteo Mandressi, segretario della Cgil funzione pubblica di Como. «Ormai i dipendenti sono pochissimi e non ce la fanno a gestire i cimiteri. Ci avevano promesso interventi organizzativi a breve termine, ma non è accaduto nulla».
La manutenzione dei cimiteri della città avrebbe bisogno di un numero di operai non inferiore ai 20. La pianta organica del municipio, in questo settore, è effettivamente calibrata su una cifra simile. Ma la realtà è molto differente. La discussione tra sindacato e Comune non ha portato a nulla, nonostante le molte aperture che i rappresentanti dei lavoratori ad esempio sul terreno delle cosiddette “esternalizzazioni”.
«Non abbiamo la bacchetta magica per risolvere il problema – dice l’assessore Iantorno – Le assunzioni di nuovo personale non sono semplici, si tratta piuttosto di recuperare qualche unità da altre mansioni o altri uffici e prevedere forme di esternalizzazione. Posso confermare che abbiamo finito tutti i sopralluoghi, il dirigente sta predisponendo la relazione finale che conterrà proposte e soluzioni. Porteremo in giunta le misure urgenti e spero che ciò accada entro dicembre, e comunque il prima possibile».
Iantorno mostra un certo ottimismo, ma il tempo scorre abbastanza inesorabilmente e i problemi si aggravano di ora in ora. È sempre l’assessore, con una certa onestà intellettuale, ad ammettere che «sabato scorso erano al lavoro nei cimiteri 3 persone, un numero assolutamente insufficiente per gestire 9 strutture».
Tutti d’accordo, quindi, sulla necessità di intervenire al più presto almeno in due direzioni: riorganizzazione del lavoro e assegnazione all’esterno di alcuni settori. Ad esempio, la manutenzione del verde, «per il quale abbiamo già avuto contatti con alcune cooperative sociali», dice Iantorno.
Il fattore critico resta il tempo. Da quando il problema della carenza di personale si è fatto drammatico sono trascorsi mesi. Dalle ultime riunioni tra sindacati e Comune sono trascorsi altri mesi. Ma tutto è rimasto allo stato iniziale. «È da 3 anni che chiediamo di investire sul forno crematorio – dice ad esempio Falanga – Abbiamo anche proposto soluzioni innovative, tempi di lavoro diversi, ma non è accaduto nulla. Siamo in un momento di stallo, siamo fermi».
«Ci siamo detti d’accordo con l’affidamento all’esterno della gestione del verde – ripete ancora Mandressi – e sosteniamo l’urgenza di un potenziamento del forno crematorio. Ma non riusciamo a ottenere alcuna risposta. La cosa fa riflettere, anche perché siamo in piena emergenza. In ogni caso, nei prossimi giorni ci incontreremo nuovamente con assessori e dirigenti, torneremo alla carica per avere risposte questa volta un po’ più concrete».

Nella foto:
I cimiteri di Como sono gestiti da pochissimi operai e sono in condizioni difficili

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