Mettiamo da parte campanilismi e gelosie

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di Giorgio Civati

Al detto secondo cui dentro ogni crisi si nascondono opportunità non ho mai creduto molto. Addirittura, in questi tempi di pandemia, tutto questo sbandierare ottimismo, slogan melensi e pubblicità sdolcinate mi ha decisamente irritato: non saremo migliori, nonostante le migliaia di morti, la sofferenza, pezzi di Italia decimati, lutti e dolore.

Eppure, forse, in almeno qualche caso potrebbe invece essere così. Nel turismo e nella promozione del Lago di Como per esempio, perché proprio intorno al Lario sta avvenendo qualcosa di nuovo, di diverso, visto il passato addirittura inaspettato.

La nuova Camera di Commercio, quella “di Como e di Lecco”, a segnalare un apparentamento territoriale difficile, nonostante dovesse essere ovvio e naturale, ha infatti varato un marchio. Le scritte “Lago di Como – Un mondo unico al mondo”, graficamente inserite tra due segni grafici stilizzati che rappresentano, sotto in azzurro, le onde del lago e, sopra, in verde, un profilo di montagne.

Il lago, appunto, anzi il Lago di Como, non uno qualunque. Uno strumento di marketing territoriale, l’hanno definito in via Parini, sede comasca dell’ente camerale, sviluppato insieme alla Provincia di Como  quale segno distintivo e promozionale di tutte le eccellenze del territorio: turistiche, paesaggistiche, culturali, produttive.

Presentazione lunedì al Pirellone, a Milano. C’è da dire che il marchio è accattivante. Semplice ma immediato. Ma la novità vera è che il brand vuole riguardare tutto il territorio. Il lago come fattore d’eccellenza, da “spendere” per il capoluogo e i vari paesi, le sponde del Lario ma anche le aree meno vicine, il turismo e la cultura, allargandosi al manifatturiero, e quindi pure seta e mobili, per dire.

E questa, a nostro avviso, è la vera novità in un’area che è spesso stata troppo individualista, campanilista, frammentata e quindi debole. Vero, c’è la Brianza, poi ci sono Bellagio e Cernobbio che da sole valgono tantissimo, c’è l’alto, il medio e il basso lago, la sponda orientale e quella occidentale, Tremezzina, l’isola Comacina, le valli… Ci sono infinite eccellenze, ma pensare di arrivare in Cina, in Russia o negli Usa divisi non è la strategia vincente.

Probabile che, per il turista statunitense o asiatico, un concetto come il Lago di Como sia più facile da cogliere e apprezzare. Sempre che gli spostamenti nel mondo ripartano, ma questo è un altro discorso. Nel frattempo, però, il territorio non può rimanere fermo.

Deve darsi visibilità, un po’ come stanno facendo altre parti d’Italia; l’isola d’Elba o il Trentino, per fare un paio di esempi, stanno facendosi pubblicità intensamente, e se non ci sono per un po’ gli stranieri, che almeno gli italiani sappiano che qui, vicino, le possibilità turistiche sono di qualità, per tutti i gusti. Insomma, un’opportunità per il Lago di Como forse c’è. Se si metteranno da parte campanilismi e gelosie, se gli operatori ci crederanno. Il nostro è “un mondo unico al mondo”: diciamolo, con una voce sola.

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