Minacce e violenze, ospedali sotto attacco

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Minacce e violenze, ospedali sotto attacco

di Mario Guidotti

Sono sempre più frequenti gli episodi di violenza sugli operatori negli ospedali. Pronto Soccorso presi d’assalto, minacce, pugni, testate e violenze di vario genere per essere visitati, per avere la precedenza, per far eseguire ai propri congiunti gli esami o le terapie che si è già deciso debbano essere fatte. Ancora, vagabondi nelle sale d’attesa. Botte da orbi tra senza tetto che litigano per il posto più vicino al calorifero, oppure all’aria condizionata, sempre nei locali dei Pronto Soccorso.

Violenze a carico degli operatori sanitari nei reparti nosocomiali, per far eseguire più velocemente gli esami, per andare a casa prima, per non portare a casa il proprio ingombrante congiunto malato, per portare la torta al parente ricoverato (diabetico, aggiungiamo noi), per fumare nei reparti, per usare, i frequentatori esterni, i bagni dei degenti, e ultimo, chiudiamo in bellezza si fa per dire, per portare la “roba” all’amico che anche in ospedale non vuole proprio farsi mancare niente.

Così non si può più andare avanti. E non lo diciamo per difendere la categoria, ma gli utenti in primo luogo. Vorreste passare alcune ore in una sala d’attesa magari con il mal di schiena o il mal di testa accanto ad un clochard che russa, bestemmia e fuma? Vorreste essere ricoverati con la mascherina d’ossigeno e la finestra aperta dove l’amico del vostro vicino di letto è fuori a fumare una sigaretta i cui prodotti di degradazione entrano nelle camera di degenza? Vorreste essere curati da un medico e da un infermiere minacciati? Pensate che le loro scelte e decisioni saranno quello più giuste e più scientifiche o quelle più opportune?

C’era un tempo in cui la sacralità dell’ospedale non veniva messa in discussione, non per privilegi alcuni, ma perché era considerato un approdo sicuro per tutti. “Non si sa mai” si pensava. Ora si è talmente imbarbarito il clima che nessuno si preoccupa di mandare a quel paese (il termine esatto è molto più forte) il medico che ti chiede di non fumare, lo stesso sanitario che ha in mano la tua salute o quella del tuo caro. La difesa a prescindere del proprio io e l’appagamento dei propri desideri immediati supera la ragionevolezza di che cosa è veramente il proprio interesse, in questo caso la salute.

Soluzioni? Poche ma certe. C’è una guardia giurata che timidamente e timorosamente gira in ospedale la notte, ma immaginatevi voi se si trova davanti da due a cinque energumeni come spesso accade. Le forze dell’ordine, regolarmente chiamate, arrivano quando tutto è ormai successo e servono appena a stilare interminabili verbali quando i nasi sono ormai rotti (oltre ad altri attributi).

Militarizziamo gli ospedali? Se serve, ben venga. Davanti alla stazione San Giovanni stazionano soldati con jeep militare, li aspettiamo anche in via Ravona e via Santo Garovaglio. Scelgano il Ministero dell’Interno ed i cittadini se sia più opportuno proteggere chi viaggia o chi è malato. Anzi, facciamo entrambi.

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