Moda etica in stile “afro” in mostra al Museo della Seta

Un macchinario esposto nel Museo della Seta di Como

Dal 24 settembre (inaugurazione alle 18 in diretta Facebook) il Museo Didattico della Seta di via Castelnuovo a Como ospiterà la mostra fotografica “Black Wave” a cura di Francesca Gamba, con immagini di Carlo Pozzoni. L’esposizione di protrarrà fino al 30 dicembre e sarà aperta da martedì a domenica dalle 15 alle 19 (ingresso al Museo 10 euro, mostra inclusa; ridotto a 7 euro per over 65 e residenti a Como).. Si tratta del traguardo visivo di un progetto di moda etica e di creatività integrata ideato e curato da Francesca Gamba. Un progetto di inclusione sociale nel segno della creatività e dell’arte che ha coinvolto le classi di acconciatura ed estetica dell’istituto Cias Formazione Professionale, ragazze e ragazzi richiedenti protezione internazionale della Cooperativa Intesa Sociale di Como, gli studenti di grafica dell’Isis Paolo Carcano per il lavoro di post produzione delle foto e il laboratorio sartoriale della Parrocchia di Rebbio Karalò per la confezione degli abiti. I ragazzi africani richiedenti protezione internazionale della Cooperativa Intesa Sociale, dopo aver svolto due corsi per acconciatori al CIAS sotto la guida della docente Verleda Cini e avere conseguito il diploma di merito, si sono prodigati insieme agli allievi della scuola CIAS in pettinature e trucchi per raccontare la black wave, il ritorno dello stile afro nella moda e nella cultura occidentale. Come sottolinea la curatrice del progetto Francesca Gamba, è “una storia iniziata due anni fa quando la direttrice Eleonora Cini della scuola Cias accolse la proposta della Cooperativa Intesa Sociale di realizzare un corso di acconciatura per i richiedenti protezione internazionale. L’iniziativa si è svolta con successo. Da qui l’idea di ampliare il progetto sviluppando un percorso antropologico di cultura della moda nel quale studenti della Cooperativa e della scuola Cias hanno lavorato fianco a fianco in uno scambio di competenze e gusti. Ragazze e ragazzi hanno raccontato la
loro black wave realizzando scenografiche acconciature e trucchi nell’incontro tra Africa e Occidente. Una mescolanza di stili, di evocazioni in cui anche gli abiti che ho progettato e i tessuti sono il manifesto di un dialogo”

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