Movida, il sindaco di Como invita i cittadini alla responsabilità

Il sindaco di Como Mario Landriscina con la mascherina durante la celebrazione del 25 aprile 2020 (emergenza coronavirus)

“Era prevedibile e persino auspicabile che, dopo settimane di chiusura nelle proprie abitazioni, le persone, tutte e non solo i giovani, avessero voglia e bisogno di riprendere i propri spazi e le proprie relazioni. La possibilità di muoversi, di camminare, di correre, di pedalare”. Così ha scritto il sindaco di Como Mario Landriscina oggi in una lunga lettera alla città. Ma i comportamenti irresponsabili di molti rischiano di vanificare gli sforzi fatti sul fronte sanitario. “Seppure una grande parte della popolazione sia attenta e rispettosa, una quota “se ne frega” a tutti gli effetti – scrive il primo cittadino di Como – non ha imparato nulla, o forse non gli importa di nulla pensando immortali se stesso e suoi cari. Anche nella nostra città si sono registrati alcuni comportamenti fuori dalle regole, puntualmente sanzionati, ma indicativi di un clima, di una situazione preoccupante. A questo proposito tanti invocano interventi robusti, propugnando l’uso della forza, l’applicazione di severe sanzioni economiche e non solo.
Non basterebbe una pattuglia ad ogni angolo di strada, tre o più in ogni piazza. E che dire delle nostre spiagge sul lago e persino dei sentieri in montagna? Ma si potrà mai presidiare tutti luoghi, tutti i locali aperti al pubblico? E se le imprudenze si verificassero persino nelle abitazioni private, dove si potrebbero consumare contagi a piene mani? Assistiamo ai più diversi provvedimenti che Sindaci, molto arrabbiati e delusi, adottano unilateralmente: chiudo la piazza, chiudo i locali, chiudo prima in termini orari, chiudo l’asporto, chiudo… gli occhi. Al fine di tutelare la salute pubblica sono pronto a farlo anche io”.
Equi ha aggiunto una invocazione al senso di responsabilità dei comaschi. “Personalmente però penso che bisognerebbe tentare di “aprire” il pensiero delle persone, con un’azione persino “porta a porta”, dove ognuno almeno provasse a far ragionare l’altro sui rischi che si corrono. In ogni famiglia, in ogni Associazione, in ogni bar, in ogni circostanza. Con pazienza, con tenacia, con volontà persuasiva, pur correndo il rischio di prendersi qualche “vaffa…”. Solo così si può pensare di camminare verso una società matura, consapevole perché informata, e che quindi sceglie di adottare comportamenti adeguati. Non perché ha paura o solo quando è costretta, ma perché è RESPONSABILE. Un grande statista teorizzava: non chiederti cosa può fare lo Stato per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per lo Stato! Mi piacerebbe verificarne la declinazione sul campo”.

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