Navigare sul lago è cultura comasca

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di Giorgio Civati

Improvvisamente, come un temporale estivo, nei giorni scorsi  è montata sul Lario una discussione legata alla nautica e agli sport d’acqua. Pericolosi, hanno detto in molti. Da regolamentare più e meglio, hanno aggiunto altri. Fino ad arrivare a una presa di posizione ufficiale del prefetto di Como Ignazio Coccia che ha scritto a Comuni e Provincia richiamando l’attenzione sull’argomento, sottolineando atteggiamenti di sfida da parte di chi pratica windsurf e kitesurf, richiamando le istituzioni a far rispettare in maniera più stringente le regole, per esempio la velocità di navigazione sotto riva e nei porti da parte delle imbarcazioni, il diritto di precedenza che va concesso sempre ai battelli della Navigazione e via di questo passo.

Tutto giusto, compreso il monito del prefetto. Ma in questa riflessione ci pare sia mancata una considerazione di base eppure importantissima, e cioè quella che vede il lago come plus del territorio e gli sport acquatici e comunque il divertimento sull’acqua come tassello altrettanto importante della Como turistica.

Una condanna generale e generalizzata dell’utilizzo turistico o sportivo del Lago di Como, insomma, non ci pare corretto. Anzi,  rischia di essere controproducente. Proprio mentre Legambiente promuove le acque del Lario, in contemporanea con un articolo sul mensile “Dove” di Rcs che tratta il lago proprio dal punto di vista dello sport fino a definirlo “palestra d’acqua”, ecco un allarme. Fondato? In parte sì, ma non generalizzato.

Andare per lago è una delle attrattive principali per molti turisti, da tutto il mondo. Se, infatti, molti si limitano a rimirare paesaggi e scorci, altri amano barche, canoe, gommoni o surf di vario genere. Accusarli, tutti, genericamente, ci pare esagerato.

Andare per lago, per tanti comaschi, è inoltre un gesto di amore, è “cultura” della propria terra, dell’ambiente bello e fortunato in cui ci siamo ritrovati a vivere.

Chiedere che le regole, comprese quelle della navigazione, siano rispettate ci sembra insomma doveroso. A tutela di chi nuota, dei battelli di linea, dei diportisti cauti e corretti. Non possiamo però dimenticare che il Lago di Como non è una affatto una pista da record o un circo per evoluzioni di windsurf e kitesurf. Qualcuno esagera, ma per questa minoranza non possiamo permetterci di far passare un messaggio esageratamente repressivo.

Il turista tedesco che arriva da queste parti col motoscafo al traino, per esempio, è turismo, ricchezza, lavoro per le strutture ricettive. Andrebbe probabilmente istruito su obblighi e doveri ma anche coccolato, apprezzato, messo in condizione di fare una vacanza sul lago al meglio. Con alaggi, distributori di benzina per le barche a motore, pontili e approdi molto più numerosi di quelli attualmente esistenti. E se scarseggiano i controlli, le strutture sono ancora meno.

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