’Ndrangheta senza fine nel Comasco. Altri 38 arresti: sgominati due “locali”

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Le cellule operavano tra Fino Mornasco e Cermenate. Filmata l’affiliazione

Una nuova retata, avvenuta a tre settimane di distanza dalla precedente operazione “Quadrifoglio” che aveva messo sottosopra le famiglie Muscatello e Galati tra Mariano Comense e Cabiate. La Dda è tornata a bussare alle porte degli affiliati alla ’ndrangheta in provincia di Como.
E anche questa volta il risultato è stato impressionante. Sono trentotto (35 in carcere) le persone colpite dall’ordinanza di custodia cautelare nata dall’operazione “Insubria”, riunite in due nuovi locali

sgominati nel Comasco (a Fino Mornasco e a Cermenate) più una terza – storica – a Calolziocorte nel Lecchese. Numeri che lasciano senza fiato e che dimostrano sempre più chiaramente come la malavita organizzata sia tra noi, in mezzo alla gente che incrociamo al mercato oppure quando usciamo alla sera a mangiare nei ristoranti. Non più in Calabria, non più in Sicilia, non più a Napoli. Ma a Como, in riva al lago, a Cantù, a Mariano Comense, a Fino Mornasco, ovunque. E se non erano bastati i blitz della “notte dei fiori di San Vito” uno e due, “Infinito”, “Crimine”, e la recente “Quadrifoglio”, ecco la nuova infornata di arresti ed episodi estorsivi.
Con i summit di ’ndrangheta che andavano in scena a Fino Mornasco (quattro), a Cermenate e a Carimate (tre) tra il 2013 e il 2014.
Sono anche stati ripresi gli incontro tra affiliati, e per la prima volta la Dda è riuscita a documentare integralmente i rituali tipici dell’affiliazione, la formazione della società, il battesimo del locale, la fidelizzazione, fino a giungere alle formule per la concessione, ad alcuni affiliati, delle doti della “santa” e del “vangelo” che ne stabilivano la crescita all’interno della malavita organizzata di stampo calabrese.
Le indagini erano partite alla fine dell’anno 2012, grazie all’azione di controllo del territorio da parte dei carabinieri di Como e Lecco.
Una serie infinita di segnalazioni e tentate estorsioni (dal 2008 ad oggi ne sono state contate 500) che sono poi confluite nelle indagini dei Ros (il Raggruppamento operativo speciale) e della Dda. Fino al blitz delle scorse ore e alle 38 ordinanze di custodia cautelare eseguite a Como soprattutto, ma anche nel Lecchese, nella provincia di Monza e Brianza, a Verona, Bergamo e Caltanissetta.
Tra gli affiliati, impressiona la presenza addirittura di un 17enne, figlio di un ’ndranghetista e già – nonostante la giovane età – con un ruolo elevato, quello di “vangelo”. Gli indagati si sentivano al sicuro, tanto che uno di loro, il capo locale di Fino Mornasco, Michelangelo Chindamo, 61 anni di Cadorago, parlando in una intercettazione ambientale con altre persone, faceva riferimento all’operazione “Infinito” e al metodo di indagine della Dda: «Avere in tasca un cellulare è come avere in tasca un carabiniere», diceva Chindamo. «Questa qua era la Boccassini, il pubblico ministero che ha fatto il blitz all’epoca». Secondo quanto ricostruito dall’Antimafia, i locali di Cermenate (con undici affiliati e con a capo Giuseppe Puglisi detto “Melangiana”, 53 anni di Cermenate), di Fino Mornasco (con a capo il già citato Chindamo e altri 11 affiliati) e di Calolziocorte erano strettamente coordinati con il locale di Giffone in Calabria, al cui vertice c’è Giuseppe Larosa, detto “Peppe la mucca”.

M.Pv.

Nella foto:
Una immagine tratta dai filmati registrati dai carabinieri nel corso dell’indagine contro la ’ndrangheta

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