Negretti, il teatro che rinasce nel segno del fare

Laura Negretti in uno spettacolo

Segnali di ottimismo sulla scena lariana. La compagnia “Teatro in mostra” di Laura Negretti, attrice e produttrice, prova da domani a Cantù il nuovo spettacolo “Like” e ha già una ventina di date di repliche degli spettacoli in repertorio per l’estate 2020 tra le province di Lecco, Como e Sondrio.
Una “fase tre” decisamente intensa dopo mesi di stop forzato che al mondo dello spettacolo stanno costando carissimo: «Le cose ripartono, con la giusta volontà. L’importante è fare» dice Laura.
Le repliche in questione riguardano spettacoli già rodati come Il divorzio (omaggio alla commedia all’italiana e al regista Pietro Germi) e Venga a prendere il caffè da noi (da La spartizione di Piero Chiara). «Mi fa molto piacere che ci siano anche ben cinque repliche di Barbablù 2.0 che è il mio spettacolo contro la violenza domestica, fenomeno purtroppo accentuato durante la pandemia a causa della quarantena forzata», dice Laura. Che tra gli spettacoli in scena d’estate rilancia anche la sua Antigone: «Parla di una donna che non ha potuto rendere onori funebri al fratello perché le leggi glielo impediscono, ed è quel che è successo a molti italiani con la pandemia. Sarà il nostro omaggio alle vittime e un tentativo di elaborazione del lutto in chiave catartica».
Ma come è nata questa nuova stagione? «Dopo lo scoramento iniziale, dato che abbiamo dovuto sospendere una trentina di date tra febbraio e maggio, ho scelto di non piangermi addosso e di non attendere sovvenzioni che peraltro non ho mai chiesto nella mia carriera – afferma – E quindi ho scelto di continuare a produrre e distribuire i titoli che abbiamo in repertorio. Fermarsi avrebbe significato dare al Covid un motivo in più per schiacciarci. Siamo perfettamente consapevoli di correre un rischio, come tutti, dipenderà dalle curve epidemiche. Ho già un’agenda per l’autunno. Il nostro lavoro è fatto di programmazione. Ho trovato committenti, le amministrazioni locali, in sintonia con la nostra visione di compagnia medio-piccola che porta cultura sul territorio. Abbiamo scelto di trovare qualsiasi occasione che ci desse la possibilità di andare in scena e lottando con unghie e denti abbiamo lavorato sul calendario estivo: il pubblico dopo il lockdown ha sete di cultura e non solo di pizze e gelati. Molta gente questa estate non andrà in vacanza, perché ha finito le ferie o i soldi, ed ecco che daremo una boccata di ossigeno con i nostri spettacoli. Il teatro peraltro è tra le forme di aggregazione a minore impatto rispetto alle normativa anticovid, dà più garanzie di sicurezza e semplicità organizzativa in tema di distanziamento sociale».
«L’errore che non ci siamo permessi? Essere snob – aggiunge Laura Negretti – Anche Vittorio Gassman, se si trovasse nelle nostre condizioni, reciterebbe comunque, anche in una palestra, dove molti comuni ci hanno proposto di andare in caso di pioggia. Sapersi adattare è la risorsa degli artisti. E noi lo siamo. Solidarizzo con chi l’altro giorno è sceso in piazza a Como per portare alla luce le istanze del mondo dello spettacolo. Ma lo faccio lavorando. Darwin ci ha insegnato che l’intelligenza è il motore dell’evoluzione. Occorre applicarla nel lavoro che si fa, non piangersi addosso o aspettare aiuti che forse non possono arrivare, come molti nel mio mondo purtroppo hanno tendono a fare».
Da domani Laura proverà con il suo gruppo “Like”, il nuovo spettacolo atteso in debutto il 24 ottobre al Sociale di Canzo. «Proveremo in mascherina, ne abbiamo ordinate di speciali color carne. La maschera è l’antico simbolo del teatro e l’emblema del nostro tempo. Ma anche un codice visivo che simboleggia il bavaglio che lo spettacolo ha dovuto indossare per mesi. Il debutto di “Like” era previsto a Canzo il 18 aprile. Il 9 marzo hanno chiuso il Paese. E così ho deciso di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Molti colleghi hanno stoppato le loro nuove produzioni. Io sono andata avanti, altrimenti avrei buttato via un anno di lavoro. Che era già attuale prima della pandemia e ora lo è al cubo: “Like” è un mondo distopico dove la vita dipende dai social, e parla di distanziamento tra le persone causato appunto dall’abuso di Internet».

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