Cronaca

NEI SANTUARI LA STORIA DELLA GENTE

altViaggio in riva al Lario – Il trascorrere dei secoli ha sedimentato sul nostro territorio tanti luoghi materiali che nutrono la sete di spiritualità degli uomini

di Agostino Clerici

L’uomo è quell’animale – l’unico – che sa muoversi nell’infinito stando fermo tra le mura di una stanza. L’interiorità è un universo che solo l’uomo può abitare. Eppure egli ama viaggiare, quasi a voler aumentare il suo bacino di conoscenza e di relazione.
Esce dal mondo entrando in se stesso, esce da se stesso entrando nel mondo, rientra in un universo più grande rientrando in se stesso. Ora, la storia ha sedimentato sul

territorio tanti luoghi materiali che nutrono proprio questa sete di spiritualità. Si badi bene: lo spirito, prima d’essere un bisogno religioso, è – per usare le parole del filosofo Max Scheler – «la posizione dell’uomo nel cosmo», il suo modo specifico di stare al mondo. Ecco perché le pagine che seguono sono un essenziale servizio allo spirito di ogni uomo, anche se i luoghi che vengono illustrati sono sostanziati di storia cristiana.
Oltrepassare la soglia di un santuario – soprattutto se a precedere quest’atto vi è stata anche la fatica di un cammino – è un’esperienza di silenzio (magari di preghiera), di incontro (magari di ritualità), di bellezza (magari di contemplazione). Talvolta vi è una storia di apparizioni che vengono dall’altro mondo, ma sempre vi è un impasto assolutamente originale dell’umanità di questo mondo: passi che hanno calcato un cammino, mani che hanno edificato uno spazio sacro, cuori che hanno palpitato ansie e dolori. Se dentro questi luoghi vi fosse un registratore dell’anima, esso conterrebbe la Storia vera della gente che ha abitato questi territori nei secoli, con le loro domande, le loro speranze, le loro lamentele, i loro entusiasmi. Ma forse è meglio che l’anima non possa essere registrata da nessuno, se non da Dio (per chi crede). Resta, però, per tutti quel senso di rispetto e di silenzio che ancora si respira dentro una chiesa. Restano i tesori dell’arte, a cui la fede ha suggerito i soggetti e la mano dell’uomo ha dato le forme. Resta la bellezza dei luoghi, a cui rischiamo di abituarci, e invece dovremmo goderne con stupore sempre rinnovato.
La primavera ogni anno riaccende il desiderio di partire, e talvolta il punto più profondo che il nostro spirito può raggiungere è geograficamente molto vicino a noi. Noi uomini del ventunesimo secolo, abituati a prendere l’aereo per volare nell’altra parte del globo, dimentichiamo di abitare la prossimità di questi luoghi. Il dolce sapore di un frutto deve tutto a quel nutrimento che la pianta ha succhiato al terreno con le sue radici. Ecco perché andare così vicino è il vero modo di andare lontano.

Agostino Clerici

Nella foto:
VALSOLDA
Beata Vergine della Caravina
30 marzo 2013

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