Nel centro immigrati di Tavernola c’è il rischio di una nuova Ticosa

«Abbiamo ospitato 2mila persone e non sono mai stati fatti lavori»
Il cancello è chiuso da una catenella che sarà spessa – e non è un’esagerazione – come quella che aziona lo sciacquone di un wc. Esile, arrugginita, arrotolata attorno ai battenti e chiusa con un lucchettino da bicicletta.
Non serve un calcio. Basta una folata di vento per farla saltare. Oppure, basta buttare una gamba al di là del cancello e in due passi si entra in un edificio che, formalmente, è disabitato da meno di un mese, ma sembra abbandonato da anni. Ecco come si presenta il centro di accoglienza per gli immigrati di Tavernola. Una struttura in condizioni fatiscenti: le fondamenta, lo scheletro dell’ex scuola ancora reggono. Ma dentro sarebbe tutto da rifare. Impianti elettrici, fogne, riscaldamento, muri.
Eppure, fino a pochi giorni fa qui vivevano oltre ottanta immigrati.
Era una scuola, una volta. Dal muro dell’androne principale ancora pende la campanella. Negli stanzoni, adibiti a dormitori di fortuna, sono ancora appese le lavagne a gessetti. L’edificio è completamente indifeso: porte aperte, finestre socchiuse, serramenti rotti, vetri in frantumi. Non è da escludere che qualcuno, nonostante il cancello, vi entri di notte per dormire. Una bicicletta legata all’interno del cortile potrebbe essere il mezzo di trasporto di qualche “inquilino”.
Dal giardino principale, costeggiando l’edificio sul fianco sinistro s’incontra quella che, una volta, era probabilmente un ingresso di servizio. La porta è spalancata. Dà sull’androne del piano terra, dov’è stata accatastata una ventina di brande. I materassi sono stipati in un’altra stanza. L’intonaco delle colonne portanti si sta sgretolando, le infiltrazioni di acqua corrente stanno mangiando gli angoli della muratura.
Pur da rifare, l’impianto elettrico funziona ancora. Ed è collegato, nonostante il centro sia disabitato: i neon si accendono a fatica, dopo varie sfarfallate illuminano le stanze con una luce bianca e fioca. Una lampadina ancora accesa guida verso il locale ripostiglio, svuotato ormai di ogni vettovaglia. Le vecchie aule erano state trasformate in camere di fortuna. I nomi degli ospiti sono ancora scritti sui fogli appesi alle pareti. Su un vecchio armadio è stato appiccicato il calendario del Ramadan. Gli infissi di quasi tutte le aule sono rotti. Al secondo piano la situazione è pressoché identica: stanzoni-dormitorio svuotati di qualsiasi arredo. Indecorosa, invece, la condizione di alcuni bagni, con i vetri delle docce rotti e ingialliti.
Il centro di Tavernola si presenta così. Malandato, aperto alla mercè di chiunque voglia entrare, fatiscente. Gli immigrati sono stati spostati, a metà ottobre, nel nuovo centro di Prestino e, dando un’occhiata all’ex-scuola di Tavernola, si capisce il motivo dello spostamento. Dovuto, in buona parte, anche alla mancanza del riscaldamento, che rende gli stanzoni gelidi.
«Noi abbiamo chiuso il cancello, ma non abbiamo neppure le chiavi di alcune porte – spiega Luigi Capiaghi, direttore del centro di accoglienza di Tavernola per conto della cooperativa Intesa Sociale, che ora si occupa di Prestino – La struttura regge, ma all’interno bisognerebbe fare lavori pesanti. Il riscaldamento non funziona dall’anno scorso, l’impianto elettrico non è a norma e poi le docce, i bagni e gli scarichi sono da rifare. Sicuramente qualcuno vi passa la notte e finché l’edificio resterà in quelle condizioni sarà inevitabile». Il centro potrebbe ospitare una cinquantina di immigrati. Nove stanzoni, cinque o sei inquilini per aula. Nelle situazioni di emergenza è arrivato ad accoglierne quasi un centinaio.
«Se non entrano dalle porte – continua Capiaghi – saltano dentro dalle finestre. Quando il centro era funzionante, di notte dovevamo controllare che gli estranei non entrassero nelle stanze».
La cooperativa Intesa Sociale, con 15 dipendenti, gestisce i centri di accoglienza per conto del Comune. Ha ereditato il centro di Tavernola dalla Croce Rossa tra il 1998 e il 1999. «Da allora non è stato fatto alcun lavoro – conclude Capiaghi – Nel frattempo sono passati oltre 2mila persone. Abitata, dà un’impressione leggermente migliore, ma vuota sembra l’ex-Ticosa».

Andrea Bambace

Nella foto:
Materassi accatastati in una delle aule dell’ex scuola di Tavernola. Nel centro vi sono stati fino a cento immigrati

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