Niente fondi per il Palasport, la rabbia e l’indignazione di Coni e Comense

Palazzetto Muggiò

Che l’assessore al Bilancio e vicesindaco leghista di Palazzo Cernezzi, Adriano Caldara, non fosse convinto del progetto del nuovo Palazzetto dello Sport di Muggiò era chiaro già da mesi.
In giunta entrambi gli esponenti della Lega, ovvero Caldara e l’assessore alle Politiche educative e giovanili, Alessandra Bonduri, avevano votato contro ed espresso dubbi su un investimento di 14,5 milioni di euro per la nuova “casa” degli sportivi a Muggiò. Un grande Palasport da fare sorgere sulle ceneri di quello realizzato nel 1970 e chiuso dall’inverno del 2013.

Apprendere dall’ultima variazione di bilancio che i fondi del palazzetto, per oltre 11 milioni di euro, sono appesi alla vendita dell’ex Orfanotrofio di Como e di altri immobili comunali sul mercato da un decennio senza che alcun compratore si sia mai palesato, è stata una doccia gelata per il mondo dello sport, i comaschi e perfino per l’opposizione a Palazzo Cernezzi.

La questione è indubbiamente anche tecnica, perché ora, a nove mesi dalla fine del mandato, il Comune non avrebbe mai potuto trovare diversamente 11 milioni da mettere sul tavolo per il Palasport, se non impegnando i bilanci dei prossimi anni. Stasera arriveranno i chiarimenti in consiglio comunale, dalla giunta, ma le reazioni alla notizia sono decisamente dure.

«Come sportivo oggi sono arrabbiato e indignato» così Niki D’Angelo, delegato provinciale del Coni reagisce alla notizia sui fondi per il Palazzetto.
«È vero che il progetto è cambiato, negli ultimi mesi, ma, signori, questi numeri la giunta Landriscina li conosce dall’inizio del suo mandato. Erano già sul tavolo dell’ex assessore Bella. A quest’ora saremmo dovuti essere stati qui a inaugurare l’impianto. Ci sono solo i 3 milioni di euro e passa di Regione Lombardia per il Palazzetto di Muggiò, altri 3 milioni e mezzo erano per gli altri campi. Possibile che in quattro anni non si sia capito come recuperare gli altri fondi necessari? A Cantù in sei mesi sono arrivati a un project per un palasport di 15,5 milioni di euro, grazie al Comune – ricorda D’Angelo – A Como aspettiamo di vendere un immobile come l’ex orfanotrofio? Perché Como non può avere un palazzetto degno? Non ha forse la stessa dignità di Cantù? Eppure Como è il capoluogo».

D’Angelo fa pure due conti in tasca a Palazzo Cernezzi.
«Da dieci anni il Comune paga 120mila euro d’affitto per il Palafrancescucci a Casnate con Bernate, oltre ad altrettanto per le utenze. L’assessore Caldara ne è a conoscenza? Sono stati spesi 1,2 milioni d’affitto per una struttura che non soddisfa neppure tutte le associazioni della città. Li investa in un mutuo per il nuovo palazzetto. Il Basket Como non sa ancora dove giocherà a causa dei noti problemi della palestra di via Giulini. Non fatemi parlare poi del Palaghiaccio di Casate o degli spogliatoi del campo Coni. È stata rifatta la pista, ma quando si entra a cambiarsi sembra di essere a Kabul». «Lo sport merita più rispetto – aggiunge – e il ruolo del Coni è anche sollecitare affinché tutte le discipline che tanto lustro hanno dato all’Italia alle Olimpiadi, anche gli sport minori e poveri, abbiamo una casa degna e in grado di includere anche le attività dei disabili. Non ho una tessera politica in tasca io e sono libero di parlare a nome di tutti gli sportivi» conclude.

Amara anche la reazione di Guido Corti, presidente della Comense e rappresentante delle società degli sport di squadra nella Consulta dello Sport del Comune di Como.
«Negli ultimi 4 anni siamo stati convocati più volte come società sportive e come consulta per dare suggerimenti su come progettare il palazzetto – ricorda Corti – anche unendo i regolamenti di varie federazioni. Sembrava che fosse già tutto a bilancio e che mancasse solo il progetto. Ora questa notizia mi giunge inaspettata, spero che tutto non dipenda veramente solo da queste risorse, perché le società si stanno contendendo i pochi spazi scolastici e hanno bisogno al più presto di nuove arene e di una nuova casa in città dove far allenare i ragazzi, sia per gli sport individuali che per gli sport di squadra».
«Spazi per organizzare eventi che portano indotto e passione – aggiunge Corti – ma anche per poter alzare il livello e ottenere risultati che si ripercuotono sempre positivamente sul reclutamento della base. Avere in gestione il Palasampietro è una ottima valvola di sfogo, ma per la base servono veramente più spazi. Negli ultimi due anni, nonostante tutto, sono aumentate le società sportive con sede a Como, ma sono diminuiti gli spazi scolastici, perché non più a norma o perché non concessi causa Covid. Lo sport ha una ricaduta sul sociale non indifferente, atleti, genitori, tifosi, tutti i comaschi ne hanno bisogno. Sogno Como candidata come città dello sport prima del 2030. Sbrighiamoci!» conclude Corti.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.