Niente multe in cambio di un pasto al ristorante. Csu: «Indagine partita da una nostra segnalazione»

Un parchimetro della città di Como

Uno traeva un vantaggio derivante dal far parcheggiare i clienti del proprio ristorante in stalli blu a pagamento, senza che tuttavia i clienti versassero un solo euro. L’altro, ausiliario della sosta e dipendente della Como Servizi Urbani, semplicemente faceva finta di non vedere l’auto parcheggiata senza esposto il bigliettino del parcheggio, e il guadagno che ne ricavava era il «pasto all’interno del medesimo ristorante» senza però «pagarne il prezzo».
La Procura di Como (pubblico ministero Pasquale Addesso) ha chiuso in queste ore una indagine per corruzione che vede iscritti sul registro degli indagati un ristoratore di Como, un egiziano di 37 anni, gestore di un ristorante della zona di Sant’Agostino, e un ausiliario della sosta residente a Como, 67 anni. L’indagine era partita mesi fa, dopo una segnalazione giunta agli agenti della Polizia locale di Como. Da allora l’inchiesta aveva portato ad acquisire una serie di videoregistrazioni che avrebbero immortalato ben quindici episodi corruttivi compresi in un lasso di tempo tra il 4 gennaio 2019 e 23 luglio sempre del 2019.
Il primo, che aveva riguardato una Fiat 500 – non multata – aveva delineato il modo di agire che poi, secondo la tesi dell’accusa, sarebbe rimasto sempre uguale. Sul parabrezza dell’auto parcheggiata veniva esposto il biglietto da visita del ristorante in questione e l’ausiliario della sosta passava oltre incassando poi un pranzo gratis.
La prassi, secondo quanto ipotizzato dalla Procura di Como e dalla polizia locale, prevedeva che le stesse modalità venissero utilizzate anche dal gestore – che lasciava nei posti blu la propria Bmw – e dai dipendenti del ristorante, che tuttavia non figurano tra gli indagati.
L’indagine – chiusa in questi giorni – è stata notificata alle parti che ora avranno tre settimane di tempo per poter fornire al pubblico ministero la propria versione dei fatti, facendosi interrogare oppure depositando prove a propria discolpa.
Insomma, siamo ancora nella fase iniziale, solo al termine della quale toccherà poi al pm Addesso decidere che proseguire con la richiesta di rinvio a giudizio oppure no.
L’accusa per entrambi gli indagati, in concorso, è quella di corruzione, con il corruttore individuato nel gestore del ristorante di Sant’Agostino.
Il corrotto, che usufruiva dei pasti gratis, sarebbe ovviamente il dipendente di Csu che ometteva di rilevare le infrazioni al codice della strada (comminando le dovute sanzioni amministrative) chiudendo gli occhi di fronte alle vetture parcheggiate e identificate come auto dei clienti del ristorante proprio in seguito al ticket esposto, che non era quello del parchimetro ma il biglietto da visita dell’attività commerciale.

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