No ai rimborsi delle gite scolastiche, scoppia il caso

Liceo Giovio

È un caso il mancato rimborso delle gite scolastiche nelle scuole superiori.
Lo solleva il dirigente del liceo scientifico “Paolo Giovio” di Como Nicola D’Antonio, definendo la restituzione dei soldi già versati da alcune famiglie per le gite del 2020 “una farraginosa procedura amministrativa e contrattuale”.
In una lettera mandata alle famiglie, il preside fa presente la situazione di stallo relativa a un rimborso per un viaggio d’istruzione a Barcellona di una classe quinta che si sarebbe dovuto tenere nell’aprile di quest’anno, poi annullato per l’emergenza sanitaria. Un caso specifico che però solleva un problema generale: “Si comprendono bene il disagio vissuto da gran parte delle famiglie e le ragioni dei continui solleciti inviati al nostro Istituto – scrive il dirigente D’Antonio – ma occorre evidenziare che tale situazione riguarda pressoché tutte le scuole d’Italia, o almeno le scuole superiori, e che la complessità delle questioni giuridico-amministrative, derivate anche dalle tante norme emanate nel breve periodo intercorso tra la proclamazione dello stato di emergenza ad oggi, non hanno reso possibili soluzioni semplici ed immediate”.
L’emergenza sanitaria ha infatti reso complicata la liquidazione dei rimborsi previsti, e i diversi Dpcm, stando a quanto registra il preside del Giovio, non sempre hanno chiarito le procedure e le norme da applicare.
Basandosi sul Dpcm del 25 febbraio 2020, l’istituto di via Paoli ha proceduto con l’esercizio del diritto di recesso nei confronti delle agenzie di viaggio con le quali erano stati sottoscritti i contratti per i viaggi di istruzione. Ma alcune agenzie, anziché restituire le somme, hanno esercitato un altro diritto, quello di emettere un voucher cumulativo da utilizzare per viaggi o altri servizi simili. Insomma, niente rimborso ma un “buono” da spendere successivamente. Una soluzione non ritenuta giusta dalle famiglie dei ragazzi delle classi quinte (che nel frattempo hanno terminato il corso di studi) e da quelle per cui i soldi sborsati per una gita che non ci sarà, in tempi di restrizioni farebbero comodo.
Il liceo Giovio, nella foto, ha contestato la soluzione voucher e ha sollecitato le agenzie interessate a restituire le somme versate, cosa che ad ora non si è verificata. Il contenzioso è stato segnalato all’Avvocatura dello Stato di Milano a cui compete legalmente il supporto alle scuole.
L’agenzia interpellata per la mancata gita a Barcellona, nel frattempo, ha comunicato di essere disponibile ad allungare la validità dei voucher: “L’unica soluzione immediata che potremmo proporre è quella di valutare la conversione dei voucher della scuola direttamente alle famiglie, prolungandone la validità a 2 anni, rendendoli cedibili e scambiabili”.
È andata meglio agli studenti dell’ultimo anno del Setificio di Como, anche se resta aperta la questione per le altre classi: «Le agenzie hanno rimborsato in denaro i viaggi delle quinte. Resta il problema dei voucher per le altre classi», sottolinea il preside Roberto Peverelli. Stessa cosa per il liceo classico “Volta”: «I dirigenti hanno le mani legate da una normativa che favorisce le agenzie – dice il preside Angelo Valtorta – per le classi dalle prime alle quarte abbiamo i voucher che però non saranno spendibili neanche in quest’anno scolastico, per le quinte siamo riusciti ad avere quasi tutti i rimborsi manca solo una tranche che, ci è stato assicurato, arriverà».
Ad uscire ammaccato è il comparto del trasporto privato su gomma. Giuliano Salvaterra, addetto del comparto e membro di Cna Lario e Brianza, sottolinea con amarezza il problema della categoria: «Le agenzie possono evitare il rimborso, una legge consente loro di emettere voucher, il problema invece rimane per gli autobus che effettuano trasporto privato Noi purtroppo siamo fermi, il trasporto viene saldato al termine della gita, quindi non prendiamo nulla».

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